Taglio dei fondi PNRR. Lo stralcio proposto dal ministro Fitto rischia di costare al territorio ben 56 milioni di euro

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Ormai se ne parla da un paio di mesi, e precisamente da quando, a luglio, il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto ha proposto di stralciare dal PNRR una serie di misure pari per un ammontare di circa 16 miliardi di euro.

Un problema di per sé, ma ancora più grave se si pensa che il Piemonte è tra le regioni maggiormente penalizzate, con un definanziamento di oltre 2 miliardi. E i comuni del Biellese (che con quelli dell’Alessandrino sono i più colpiti) dovranno rinunciare a quasi 56 milioni di euro, il tutto dopo aver sostenuto uno sforzo burocratico enorme, prima per presentare i progetti in tempo utile, poi per dare il via all’iter amministrativo.

Si tratta di soldi “pesanti”, nel senso che la scure del governo andrebbe ad abbattersi su misure pensate per finanziare la gestione del rischio alluvionale e la riduzione del rischio idrogeologico, investimenti su progetti di rigenerazione urbana volti a ridurre emarginazione e degrado sociale, interventi per sostenere la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei comuni, la valorizzazione del verde pubblico urbano ed extraurbano, ma anche infrastrutture sociali (ad esempio l’edilizia residenziale pubblica, le case popolari, per intenderci) e piani urbani integrati.

A Biella, in buona sostanza, si rischia di perdere altri soldi oltre a quelli già lasciati per strada dall’esecutivo cittadino. Se n’è parlato questa mattina nel corso di una conferenza stampa convocata dal Partito Democratico Biellese nella sede di via Trieste 41. A relazionare sul tema è arrivato da Torino il consigliere regionale Daniele Valle.

In apertura, il segretario provinciale Rinaldo Chiola ha posto l’accento sul «vuoto pneumatico della giunta Cirio rispetto ai servizi essenziali, a cominciare dalla Sanità per arrivare al silenzio sul definanziamento della progettualità legata al PNRR». Una supina accettazione di decisioni che penalizzano enormemente tanti enti locali che, almeno in alcuni casi, hanno già fatto partire i cantieri, ha puntualizzato Valle.

L’aspetto più incredibile ed inquietante dell’intera vicenda è che nelle intenzioni del ministro Fitto i progetti definanziati saranno rifinanziati con “altri fonti” di cui, ad oggi, non si conosce né la natura né la provenienza.

Vero è che si potrebbe ricorrere, anche solo in parte, alle risorse dei fondi europei del prossimo settennato, ma in questo caso si correrebbe il rischio di ritrovarsi tra le mani la classica “coperta di Linus”, ovvero una coperta troppo corta, che per tappare i buchi lasciati dallo stralcio sul PNRR non potrà coprire altre progettualità, magari altrettanto importanti per il Paese.

«Oggi parliamo di una situazione di grave incertezza che dev’essere portata a conoscenza della cittadinanza. La Regione deve battere i pugni per non perdere questi soldi e per fare in modo che i comuni non vengano trattati tutti nello stesso modo: ce ne sono alcuni più virtuosi in termini di progettualità e altri meno virtuosi, non è giusto che vengano penalizzati anche i primi», ha spiegato il consigliere Valle.

Al di là del silenzio assordante della giunta regionale di centrodestra, fino a questo momento solo il presidente di Anci Piemonte Andrea Corsaro, sindaco di Vercelli per Forza Italia, ha fatto registrare la sua presa di posizione in aperto contrasto con il ministro Fitto.

All’incontro di stamattina era presente anche il presidente della Provincia di Biella nonché vice presidente vicario proprio di Anci Piemonte, Emanuele Ramella Pralungo. Sempre fedele al suo stile schietto e diretto, il sindaco di Occhieppo Superiore ha messo sul tavolo “il carico da novanta”: «Siamo molto preoccupati – ha confidato -. Non solo questo governo non lavora con gli enti locali ma li sta depotenziando. Nell’azione dell’esecutivo si legge una precisa volontà politica contro gli enti locali, in pieno contrasto con il principio di autonomia costituzionalmente garantito. Il taglio ai fondi del PNRR operato dal governo è un taglio contro i comuni. Quando parla di rifinanziare i progetti con altri fondi, il ministro Fitto non sa quello che dice, ed è l’unico all’interno dell’attuale esecutivo a trazione Fratelli d’Italia ad aver governato un ente locale, la Regione Puglia».

Venendo a Biella e al Biellese, si rischia di dover riporre in un cassetto i progetti del nuovo polo didattico di Villa Macchi (raggruppamento scuola dell’infanzia di Cossila San Grato e scuola primaria di Cossila San Giovanni), gli interventi strutturali e di efficientamento energetico sulla scuola primaria di Crosa, la ristrutturazione e riqualificazione di Palazzo Pella, con la riconversione per l’utilizzo della vecchia palestra interna, ed infine la realizzazione del polo integrato dell’infanzia a Pavignano.

Ancora, il rifacimento della pista d’atletica e messa in sicurezza per l’omologazione allo stadio Pozzo-Lamarmora, la rifunzionalizzazione e adeguamento normativo della ex Biblioteca civica di via Pietro Micca, il bocciodromo comunale per interventi di manutenzione straordinaria.

Cossato, ne ha accennato Carlo Lanzone, dovrebbe rinunciare ai progetti presentati per Villa Berlanghino (efficientamento stabili comunali), scuola media “Da Vinci” e scuola primaria “Capoluogo” (interventi di adeguamento alle normative antincedio) e Sert (sostituzione generatore di calore e posa valvole termostatiche).

Se per Biella il segretario provinciale dem Rinaldo Chiola ha parlato di «nanismo politico che ha portato al sistematico sabotaggio di tutte le opportunità derivanti dal PNRR e alla fuga di ben quattro funzionari comunali», la capogruppo in Consiglio comunale Valeria Varnero ha puntato il dito contro «investimenti inutili su plessi scolastici che tra qualche anno saranno chiusi per mancanza di alunni, è il caso di Villa Macchi, un progetto che non ha davvero nessun senso logico. Questa non è soltanto incapacità, ma è incapacità dolosa e dannosa per la collettività. Un’eredità pesantissima per le prossime amministrazioni. Tutta colpa della cosiddetta variante biellese del Covid? L’unica in Italia ad aver completamente paralizzato l’azione amministrativa per quasi due anni».

Senza contare che, come ha ricordato la consigliera comunale Marta Bruschi«siamo tra i comuni piemontesi meno virtuosi per quanto riguarda la progettualità sul PNRR». In definitiva, una situazione ancora tutta in divenire ma da monitorare con grande attenzione per scongiurare il pericolo di fare del territorio un luogo di confine, ancora più isolato di quanto già non sia…

 

 

 

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