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Biella. Contro la violenza sulle donne esiste un farmaco (in realtà un “libro”)… Si chiama Disamorex

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Una confezione alta 10.5cm, larga 9, e profonda poco meno di uno. A vederla così, d’emblèe, senza sapere di cosa si tratti, ricorda le confezioni di profilattici da distributore automatico. In realtà, c’entra con la profilassi, ma non con i profilattici, perché stiamo parlando di uno strano ma utilissimo prodotto editoriale, con tanto di codice ISBN, nato a Foggia, in Puglia (al Sud, incredibile!) con lo scopo di lanciare un’innovativa campagna informativa e di prevenzione sulla violenza contro le donne.

Disamorex ha le sembianze di un farmaco e invece è un libro. Beh, più o meno, insomma. Il sottotitolo del… farmaco è “Chiamarlo amore non si può”. La breve sinossi recita: “Salva vita per le donne a rischio di violenza”. Poi, “Prodotto su esclusiva licenza di Donne in rete, Foggia, 25 novembre 2016”. Eccoci, il succo è questo. Una data importante, il 25 novembre, oggi: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

E proprio oggi, nel corso di una conferenza stampa, è stato presentato il progetto Disamorex, mutuato in chiave biellese dal Comitato Pari Opportunità incardinato nell’Ordine degli Avvocati di Biella con il Coordinamento del Centro Antiviolenza, che lo ha sposato coinvolgendo tutte le sue componenti.

La confezione contiene sei bustine (schede esplicative) e un bugiardino. Le bustine sono colorate e parlano di violenza verbale, psicologica, fisica. Indicano cosa sia la violenza e come riconoscerla, quindi spiegano come affrontarla e cosa fare per affrancarsene (contattare il Centro Antiviolenza più vicino).

«Disamorex – ha spiegato Giovanna Prato, Comitato Pari Opportunità dell’Ordine Avvocati di Biella – si rivolge alle donne e alle ragazze per far capire loro quali siano le situazioni di violenza che stanno già vivendo senza nemmeno rendersene conto, e ha lo scopo di informarle per interrompere l’escalation della violenza».

Il Commissario Capo della Squadra Mobile di Biella, Marika Viscovo, ha ricordato che la Polizia di Stato «aderisce al progetto per offrire alle donne vittime di violenza un’altra possibilità. Servono empatia, comprensione e tutela. Nel Biellese riusciamo a fornire a queste donne una valida risposta nel momento dell’emergenza».

Sul territorio, infatti, esiste una rete molto capillare e collaudata che trova nel Centro Antiviolenza e nella Casa Rifugio, gestita dalla Cooperativa Anteo, un binomio di fondamentale importanza per fornire risposte concrete. Non per nulla, ha ricordato Alessandra Musicò, l’indirizzo della struttura è assolutamente segreto.

Mentre la psicologa e psicoterapeuta Simona Ramella Paia (Associazione PaViol) ha sottolineato un dato interessante: «La nostra Associazione fornisce assistenza psicologica gratuita sia alle donne che agli uomini maltrattanti e sappiamo che solo il 10% circa di loro (gli uomini maltrattanti) ricade nella violenza, quindi la recidiva al termine del percorso “rieducativo” è bassissima».

Del Centro Antiviolenza fanno parte IRIS, CISSABO, ASL Biella, Anteo Cooperativa Sociale, le Associazioni Non Sei Sola, Underground e PaViol. Nella rete biellese ci sono anche la Consigliera di Pari Opportunità della Provincia (nella persona di Carlotta Grisorio) e l’Ordine dei Medici di Biella (da quest’anno), il cui presidente, Franco Ferrero, ha definito la violenza sulle donne come «una forma di patologia della coppia. E come per tutte le patologie, è meglio prevenire. Come? Attraverso un cambiamento culturale a partire dalla scuola».

Quindi, la strada è solo all’inizio. Un cambiamento culturale richiede anni, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

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