Carta Docenti. Giovanni Rinaldi porta il caso di una docente precaria biellese davanti alla Corte di Giustizia Europea

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È stata pubblicata l’ordinanza di remissione in Corte di Giustizia Europea presso il Tribunale di Vercelli che rimette ai giudici di Lussemburgo la questione della Carta Docenti (500 euro annui) per il personale precario che potrebbe muovere circa 800 milioni di euro di arretrati.

La vicenda riguarda la famosa Carta Docenti istituita con l’art. 1, comma 121, della L. 107/2015 (Buona scuola di Renzi) che aveva sancito, al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, l’istituzione della Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

L’avvocato Giovanni Rinaldi

La Carta, dell’importo nominale di euro 500 annui, per ciascun anno scolastico, viene utilizzata per l’acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all’aggiornamento professionale, per l’acquisto di hardware e software, per l’iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali e per altre ulteriori attività culturali e formative.

Da anni la Carta docenti viene corrisposta solo ai docenti di ruolo mentre da sempre esclusi i docenti precari nonostante avessero stipulato contratti annuali o addirittura precari poi entrati in ruolo.

La vicenda da anni ha infiammato migliaia e migliaia di docenti precari ma nonostante le pressioni, la questione è rimasta irrisolta.

Per la verità, nel 2016, una sentenza del Tar Lazio negò il diritto, e da quel momento la questione sembrava essere definitivamente chiusa. Nel 2020, però, il legale biellese, noto per le sue battaglie in materia, ha riconsiderato tutta la vicenda.

La carta docenti è diventata infatti indispensabile per l’acquisto del materiale informatico necessario per svolgere l’attività didattica a distanza in cui viene utilizzato anche il personale docente a tempo determinato.

Inoltre una sentenza della Corte di Lussemburgo del 2019 (Usariz/Arosegui) aveva riconosciuto, in seguito alla remissione del Tribunale Amministrativo di Pamplona (Spagna), il diritto di ricevere le indennità sessennali “per formazione continua” anche ai dipendenti di ruolo inquadrati nella funzione pubblica docente, senza esclusione di coloro che sono dipendenti temporanei, quando, sotto il profilo della percezione dell’indennità in discussione, le due categorie di lavoratori in parola si trovano in situazioni comparabili.

Argomenti che hanno indotto Giovanni Rinaldi insieme ai colleghi Nicola Zampieri, Walter Miceli e Fabio Ganci, il team di legali Anief, a proporre i ricorsi.

A distanza di pochi mesi le argomentazioni dei legali Anief hanno convinto il Giudice di Vercelli che ha rimesso ogni decisione alla Corte di Giustizia Europea che dovrà vagliare se sussistono valide ragioni per disapplicazione dell’art. 1, comma 121, della L. 107/2015 e del DPCM n. 32313/2015 per contrasto con la CLAUSOLA 4 DELL’ACCORDO QUADRO DEL 18.3.99 SUL LAVORO A TEMPO DETERMINATO, recepito dalla direttiva 1999/70/CE e VIOLAZIONE DELL’ART. 14 DELLA CDFUE., DELL’ART. 10 DELLA CARTA SOCIALE EUROPEA E DELLA CLAUSOLA 6 DELL’ACCORDO QUADRO SUL LAVORO A TEMPO DETERMINATO, RECEPITO DALLA DIRETTIVA 1999/70.

Una disapplicazione che cristallizzerebbe il diritto di migliaia di precari a poter rivendicare i 500 euro per ogni anno scolastico dal 2015/16 in poi in cui hanno stipulato contratti a tempo determinato al 30 giugno o al 31 agosto.

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