Violenze e tafferugli a margine delle manifestazioni di piazza contro le misure del governo. Si fa presto a blaterare di “pene esemplari”

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Dai tafferugli a margine delle manifestazioni di protesta contro le impopolari misure anti contagio del governo Conte all’omicidio di Willy Monteiro Duarte, passando per svariati fatti di cronaca nera, recenti o datati.

Si fa presto a chiedere “PENE ESEMPLARI”. Ci vuole un attimo a riempirsi la bocca e a gonfiare i bicipiti da Popeye pronunciando baggianate del genere. Slogan da “chiacchiere e distintivo”. Pura, becera DEMAGOGIA…

Uno sport al quale sono avvezzi molti politicanti nostrani, di ogni ordine e grado, ma con una spiccata maggioranza che pende verso un certo giustizialismo da bar dello sport.

La violenza è SEMPRE censurabile, ma attenzione, gente, non facciamoci prendere in giro da questi buffoni, professionisti della menzogna e del sensazionalismo a buon mercato. Non caschiamo in questo losco tranello.

Nel nostro ordinamento giuridico (segnatamente quello di natura processual-penalistica) la PENA ESEMPLARE NON ESISTE. Anzi, è espressamente vietata. Il giudice, nello svolgimento della sua funzione, è SEMPRE soggetto terzo. Neutrale. Non può e non deve lasciarsi influenzare dall’emotività e dall’emozione.

La pena esemplare è un retaggio culturale di un sistema giuridico sorpassato, quello in omaggio al quale si pretendeva, con la severità della punizione, di reprimere la genesi stessa del reato, con un deterrente.

Peccato che la prassi abbia dimostrato come quella teoria fosse completamente fallace. In poche parole: se taglio la mano a un ladro per dare dimostrazione ad altri potenziali ladri di quale sia la punizione nel caso vengano sorpresi a rubare, non ottengo che questo deterrente diminuisca (o azzeri!) il numero dei furti. Poco ma sicuro.

Inoltre, il giudice non può inasprire pene e creare fattispecie di reato, ma deve giudicare solo sulla base delle norme vigenti (“La legge non dispone che per l’avvenire”, nel giudizio penale non esiste retroattività).

L’unica discrezionalità, iuxta alligata et probata, ovvero sulla base delle prove formate nel processo, consiste nella scelta di una pena commisurata ad un massimo e un minimo edittale, con tutto quello che ci sta in mezzo.

STOP, FINE DELLA DISCREZIONALITÀ DEL GIUDICE.

E sapete perché? Semplicissimo, perché il compito di creare nuove fattispecie di reato o di inasprire pene e sanzioni spetta al potere legislativo, al Parlamento, ovvero a quegli stessi clown che davanti alle telecamere dei notiziari televisivi o dalle colonne dei giornali blateravano di “PENE ESEMPLARI”.

 

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