Tutto pronto per il BerlusDraghi. Ci aspettavamo un film d’autore, e invece ci tocca il solito B-movie che non vale il biglietto

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Ci aspettavamo di vedere un bel film, di quelli d’autore, vista la regia acclamata e apprezzata orbis terrarum. Invece, ancora una volta, lo spettacolo non vale il biglietto. Anzi, se avessimo potuto, ci saremmo alzati e ce ne saremmo andato dopo i primi minuti. Già dal prologo si capiva che la “grande ammucchiata per il bene del Paese” sarebbe stato, nella migliore delle ipotesi, un mediocre B-movie.

Davvero deludente la sceneggiatura scritta dall’ex rottamatore di Rignano. Si sperava che il grande regista, Mario Draghi, potesse correggere in corsa i solipsismi di DEMOLITION MAN. Prendiamo atto dell’insuccesso. SuperMario è riuscito nell’ardua impresa di riesumare gente come Brunetta, di mettere all’Istruzione un economista e alla Transizione ecologica un manager che si è distinto nel campo della produzione di armi. Niente male…

Mario Draghi, uomo di parola, e di memoria, restituisce il favore per quella “spintarella” ricevuta dall’allora Cavaliere (e premier) che gli dischiuse le porte della BCE. Il vecchio, caro do ut des non è mai stantio, nemmeno dopo millenni, men che meno in politica.

Ma il peso dato ad un partito, Forza Italia, che non arriva a cubare un 10% di consensi reali del Paese, sembra davvero un ceffone ben assestato ad ogni criterio di rappresentatività. Sempre alla facciaccia del popolo sovrano. Meraviglioso.

A parziale compensazione del danno arrecato alla Nazione con la nomina del rutilante trio Brunetta, Gelmini, Carfagna (il voltastomaco ci impone di spostare la memoria sulla formazione azzurra campione del mondo nel 1982: Zoff, Gentile, Cabrini…), arrivano altrettanti dicasteri riservati al PD e i quattro ministeri al M5S. Tre “medaglie” anche ai neoeuropeisti convinti della Lega. A Leu e Italia Viva (sì, come no?) una poltroncina a testa.

La conferma di Roberto Speranza alla Salute, in un Paese normale, dovrebbe far venire almeno qualche piccolissimo dubbio ai suoi detrattori: forse forse non è poi così male come lo hanno dipinto dall’arrivo della pandemia fino a ieri.

Per analogia, si dovrebbe ipotizzare lo stesso ragionamento per “tessere le lodi” di Luigi Di Maio, confermato agli Esteri, ma non ce la facciamo proprio. Forse è vero anche che, dovendoselo tenere obtorto collo sul groppone per accontentare Grillo e il Movimento, Mario Draghi abbia concluso che alla Farnesina il bibitaro di Fuorigrotta non dovrebbe fare troppi danni…

Bene Marta Cartabia alla Giustizia, sulla cui competenza non c’è assolutamente nulla da eccepire, molto meno bene Roberto Cingolani all’Ambiente e alla Transizione ecologica. Il curriculum di Cingolani non si sposa molto con il dicastero che gli viene assegnato. Tecnico per tecnico, si poteva e si doveva fare di meglio. A meno che non si pensi che da un fucile piantato nella terra possa nascere un albero. Mah.

Patrizio Bianchi all’Istruzione sembra l’alter ego di SuperMario: due economisti, uno premier l’altro a tenere le redini della scuola. Saranno contenti quelli che impallinarono Lucia Azzolina (un’insegnante alla scuola? Sacrilegio…) quando propose di continuare le lezioni fino a fine giugno, salvo benedire Draghi quando, qualche giorno fa, se n’è uscito con la stessa, IDENTICA, ricetta salva-scuola.

Confermatissimi anche i dicasteri di Luciana Lamorgese (Interno) e Dario Franceschini (Cultura). Scommessa interessante, ma le capacità non mancano, di Andrea Orlando al Lavoro, uno di quei ministeri definiti “pesanti”. A maggior ragione in epoca Covid, con le incognite legate alla ripresa economica. Dal blocco dei licenziamenti alla cassa integrazione (e altri ammortizzatori sociali), non c’è un minuto da perdere.

Se Giuseppe Conte avesse solo pensato di affidare il Ministero per l’Innovazione tecnologica a Vittorio Colao, sarebbe stato messo alla gogna e crocifisso come Fantozzi in sala mensa. Lo fa Mario Draghi, tutti zitti. Anzi, proni, e imploranti: Mario camminaci sulla schiena, con i tacchi a spillo!!!

All’elenco dei ventitré della GRANDE AMMUCCHIATA mancano solo Superman ai Rapporti con la Galassia e Darth Vader al Ministero del Male, ma se ne può fare a meno. Almeno per questo giro.

Nota di biasimo per i Dem, che dopo i proclami di Zingaretti (ultimamente sta toppando in modo abbastanza seriale) non sono riusciti a proporre nemmeno una ministra, facendo incazzare, e non poco!, le loro donne. Che sul Woman New Deal avevano scommesso forte.

In chiusura, ci viene in mente un quesito da rivolgere al Capo dello Stato: caro Presidente, ma per concepire un’ammucchiata del genere, non era meglio conferire l’incarico a Rocco Sifferdi? Col senno di poi, abbiamo valide argomentazioni per credere che avrebbe fatto meglio di SuperMario.

In fondo, anche lui è un tecnico nevvero?

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