Sul tavolo del Recovery Fund Lucia Azzolina deposita una “call” da 2 miliardi di euro per gli Istituti Tecnici Superi

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In Italia gli Istituti tecnici superiori rappresentano l’unico canale formativo terziario professionalizzante, non accademico. Sono, per semplificare, il “contenitore” dal quale attingono le aziende per soddisfare il loro fabbisogno di personale ad elevata specializzazione tecnica. Attualmente, nel Belpase gli iscritti Its sono circa 15mila, un numero, peraltro, tra i più bassi d’Europa.

Ecco perché il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha “calato sul tavolo” del Recovery Fund una richiesta economica pari a circa due miliardi di euro da allocare sugli Its. «Gli Istituti Tecnici Superiori sono strategici per il Made in Italy e per il rilancio economico del Paese – afferma il ministro Azzolina (foto qui sotto) -. Per questo dobbiamo cambiare passo: chiederemo risorse specifiche nell’ambito del Recovery Fund per potenziarli e rafforzare un ponte fondamentale tra scuola e lavoro. Abbiamo un’occasione storica che dobbiamo assolutamente sfruttare».

Le statistiche elaborate dal Ministero dell’Istruzione, in collaborazione con MISE e Ministero del Lavoro, rivelano che gli Its rappresentano un vero e proprio baluardo per l’occupazione giovanile, tornata dopo il “primo giro” di emergenza coronavirus al di sopra del 30%. Ebbene, il monitoraggio 2020 indica chiaramente che il tasso di occupabilità dei ragazzi diplomati Its ha raggiunto l’83% a un anno dal conseguimento del diploma, ma ha dei picchi che arrivano addirittura al 100%. Inoltre, nel 92% dei casi, l’impiego di questi profili è coerente con il percorso di studio svolto in classe o “on the job”.

Qual è allora il valore aggiunto rappresentato dagli Its? Semplice, una didattica flessibile, coerente con le esigenze del sistema produttivo e con le specificità di un determinato territorio (nel Biellese, ad esempio, c’è il TAM, Istituto tecnico superiore Tessile, Abbigliamento e Moda). Il 70% della docenza viene dal mondo imprenditoriale e le attività di stage/tirocinio rappresentano il 43% del percorso di studi. Il restante 57% di lezioni si svolge all’interno di laboratori d’impresa e ricerca e nei laboratori 4.0 degli Its stessi, fiore all’occhiello e strutturalmente collegati all’Industria 4.0.

Nonostante i numeri di tutto rispetto che abbiamo fotografato sopra, in Italia gli Its rappresentano ancora una nicchia al cospetto di Paese come Francia, Germania e Svizzera dove queste filiere professionalizzanti non accademiche sono istituzionalizzate e, di conseguenza, vantano numeri decisamente migliori.

Il piano di rilancio del settore allo studio del Ministero si articola su quattro direttrici: 1) potenziamento dell’orientamento a partire dalle scuole medie, anche in relazione ad un più complessivo potenziamento delle discipline Stem (dall’inglese Science, Technology, Engineering and Mathematics), con un maggiore coinvolgimento delle ragazze; 2) rafforzamento delle dotazione strumentali e logistiche degli Its, a cominciare dai laboratori 4.0; 3) verrà snellita la governance per intercettare con più appeal il favore del mondo produttivo (soprattutto per le PMI sono previsti incentivi ad hoc); 4) è allo studio una formula di raccordo con gli atenei per fare in modo che gli studenti diplomati Its possano fare affidamento su un certo numero di crediti per il conseguimento di una laurea triennale.

Un plauso all’iniziativa di Lucia Azzolina, definita “segnale importante”, è arrivato dai vertici di Confindustria. In effetti, il mondo dell’impresa ha sempre creduto e investito nel sistema-Its, anche perché, come accennato poc’anzi, funzionale al reclutamento di forza lavoro altamente specializzata e direttamente sul territorio, a tutto vantaggio della competitività sul mercato globale.

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