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Seab spa. Dal controllo analogo (assemblea dei soci) di oggi esce la ricetta del CdA per salvare l’azienda

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Il salvataggio di Seab spa è possibile, ma per traghettare la spa pubblica in acque sicure e riportare liquidità nelle sue casse è necessario osservare scrupolosamente determinate condizioni. Le ha poste oggi, martedì 7 luglio, Luca Rossetto, nel corso del controllo analogo (assemblea dei soci, ovvero i sindaci dei comuni biellesi) che si è tenuto al Teatro Sociale Villani.

Un vero e proprio decalogo della salvezza, quello proposto dal consigliere d’amministrazione ai primi cittadini del Biellese intervenuti in assemblea. Secondo Rossetto e gli altri membri dell’attuale CdA in pectore, presieduto da Claudio Marampon, con questa cura d’urto il paziente potrà tornare a camminare sulle sue gambe e uscire dalle pastoie in cui si trova sostanzialmente per motivi di cassa, perché come tutti dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) aver capito i problemi dell’azienda non dipendono dalla redditività, cioè dal rapporto tra costi e ricavi.

Le fondamenta sulle quali Rossetto e il CdA stanno cercando di edificare la “nuova Seab” sono note a tutti e sono sostanzialmente due: 1) risanamento dell’azienda e 2) che la stessa resti in mano pubblica. In poche parole, ha detto il manager, «dove si vuole andare è molto chiaro, ma come arrivarci?»

Restando nella metafora, se gli insoluti dei comuni a Tarip hanno fatto ammalare gravemente Seab, il cocktail di farmaci prescritti dall’équipe medica dà buona affidabilità sull’esito positivo, che è quello di riportare la società in bonis, a patto che ci sia la volontà di assumerli, quei farmaci, rispettando scrupolosamente la posologia.

E questa è una scelta, anche politica, che spetta solo ed esclusivamente ai soci.

Andrea Basso, anch’egli membro del CdA in pectore (quindi, ad oggi, “semplice” consulente) ha infatti precisato che il CdA può dare delle indicazione, compilare una ricetta, ma sono i soci a dover decidere se ingerire i farmaci o, al contrario, «decisione altrettanto legittima», ha puntualizzato il legale, lasciare che la società in house fallisca.

Ecco nel dettaglio le 10 azioni sulle quali i soci di Seab dovranno riflettere e poi pronunciarsi nell’assemblea del 20 luglio prossimo, perché, come ha sottolineato Luca Rossetto, non esistono altre alternative percorribili.

  1. Aumento delle tariffe per il primo anno, poi, per gli anni successivi, un adeguamento al tasso d’inflazione interna all’azienda (che non coincide con quello del paniere ISTAT ma nemmeno se ne discosta di molto)
  2. Aumento di capitale per 3 milioni di euro
  3. Ritorno alla TARI (almeno per un triennio) per i 4 comuni passati a Tarip, e cioè Biella, Cossato, Vigliano e Gaglianico. In questo modo si immetterebbe denaro fresco nelle casse di Seab, sollevandola dal peso degli insoluti. Questa misura prevede un impatto positivo pari a 1.5 milioni/anno (quindi 4.5 milioni su 3 anni)
  4. Riorganizzazione della raccolta e gestione del servizio. La Seab lavora attualmente con un grado di efficienza migliorabile, per realizzare alcune importanti economie di scala (un esempio: l’azienda brucia – è proprio il caso di dirlo – in gasolio per i suoi mezzi qualcosa come 1.5 milioni di euro all’anno. Troppo, si può spendere meno)
  5. Cessione dei crediti insoluti con conseguente recupero di benefici fiscali
  6. Riorganizzazione amministrativa della partecipata per un controllo di gestione e finanziario più rigoroso e costante
  7. Riorganizzazione della modalità di rapportarsi all’utenza, anche e soprattutto nell’ottica di semplificare le modalità di pagamento delle bollette
  8. Alienazione e successivo affitto degli immobili strumentali costruiti da Seab e pagati con linee di credito troppo brevi, che hanno drenato quantità elevate di liquidità dalle casse aziendali (se i piani di ammortamento fossero stati spalmati su più annualità oggi ci sarebbero sicuramente meno problemi in termini di cash flow). Oltretutto quest’operazione verrebbe espletata sotto il diretto controllo del Tribunale, quindi in modo assolutamente sicuro e trasparente
  9. Valutare la possibilità di accedere a finanziamenti per il rinnovo del parco automezzi. Oggi Seab spende 900mila euro/anno in manutenzioni, ma non ha la forza di rinnovare con fondi proprio il parco mezzi. Quindi si potrebbe puntare su bandi per la mobilità sostenibile e acquistare mezzi elettrici, svecchiando almeno una parte di quelli in attualmente in circolazione
  10. Inasprimento degli strumenti di recupero crediti insoluti

Prima di lasciare l’assemblea dei sindaci per altri impegni di lavoro, Rossetto ha concluso con estrema chiarezza, rivolgendosi ai sindaci: «Vi chiediamo di discutere tra voi e dirci se siete d’accordo. Eviterei di pensare che ci siano altre possibilità oltre a quelle che oggi vi abbiamo prospettato».

Ora, in buona sostanza, con le parole dell’avvocato Basso, «il boccino è in mano ai soci». Sta a loro decidere, una volta per tutte, se vogliono salvare il paziente Seab.

Per la cronaca, all’esterno del Teatro Sociale era presente una nutrita rappresentanza di dipendenti della partecipata, ovviamente in apprensione per il futuro dell’azienda e del loro posto di lavoro. Ma non si sono assolutamente registrati momenti di tensione. Evidentemente è chiaro anche a loro che si sta cercando remare tutti nella stessa direzione.

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