San Valentino, la ricorrenza in cui Amore e Filosofia vanno a braccetto

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L’amore è composto da un’unica anima che abita due corpi. (Aristotele)

In questo mondo fatto di tecnologia, al giorno d’oggi si tende ad essere più superficiali, meno pazienti e meno scrupolosi. Si tende a togliere poesia a gesti e a parole che meriterebbero maggiore importanza e sensibilità.

Possiamo chiaramente assistere ad una spaventosa e diffusa perdita dei valori e sani principi di una volta, insieme alla scomparsa di quel romanticismo e di quelle piccole attenzioni e gentilezze, ormai derise e considerate superate, che si incontrano soltanto nei grandi classici. Purtroppo sono poche le persone che mettono ancora cuore nei gesti e nelle parole. Dobbiamo prendere “con filosofia” tutto ciò?

D’altronde, quasi ogni cosa si può prendere con filosofia, perché la filosofia si occupa della vita. E quindi anche dell’amore, con cui ha un legame speciale: nella parola filosofia, addirittura, è inclusa la radice greca del verbo amare. Difatti per molto tempo l’amore è stato considerato materia per filosofi e poeti.

La filosofia ha prestato sufficiente attenzione all’amore? Come hanno amato i filosofi?

Eros già nelle più antiche teogonie greche è una delle divinità fondamentali, perché ritenuto la forza che ha contribuito a dare origine al cosmo. Ma è anche il dio dell’Amore, da Platone descritto da un lato come povero e tormentato e, dall’altro, come risoluto e abile, espressione della tendenza dell’uomo verso la bellezza e il Bene di cui è privo e che desidera.

Nel pensiero di Platone la riflessione sull’amore (condotta in particolare nel Fedro e nel Simposio) svolge un ruolo essenziale.

Il filosofo sviluppa ed esplicita la caratteristica di Eros di essere anzitutto mancanza e, quindi, desiderio della persona amata.

Nel Simposio di Platone, il commediografo Aristofane espone un mito di Eros nel quale viene espressa una concezione dell’amore non coincidente con quella platonica. Il mito racconta di una condizione originaria nella quale gli esseri umani erano androgini (o ermafroditi), esseri che erano insieme uomo e donna, e che vennero successivamente divisi, per punizione, dagli dei.

Il mito giustifica quindi l’attrazione erotica come una forma di nostalgia (di cui gli esseri umani non sono consapevoli) di quella condizione originaria di completezza.

La vita di ogni essere è, infatti, ricerca continua e assillante dell’altra “metà” perduta: l’ermafroditismo viene considerato come una condizione di “perfezione”, poiché quegli esseri originari non erano toccati dall’assillo del desiderio e della ricerca della loro “altra metà”.

Chi, tra i filosofi ha conosciuto l’amore?

Nel Medioevo Abelardo ed Eloisa. A quarant’anni il filosofo conosce la giovane, colta e bella Eloisa e se ne innamora, con un sentimento ricambiato che durerà per sempre, ma che sarà per entrambi causa di tragedie.

I parenti di Eloisa, infatti, si oppongono alla relazione e, ritrovati gli amanti in fuga, evirano Abelardo e chiudono la giovane in un convento. Abelardo si farà monaco e continuerà a viaggiare per l’Europa, seguito da folle di studenti.

Fra i due amanti si manterrà una relazione epistolare. Il figlio di Abelardo ed Eloisa fu chiamato Astrolabio, in onore della scienza e della filosofia.

Abelardo e Eloisa

Abelardo riscriverà la sua potente passione nella “Storia delle mie disgrazie”.

“Abelardo: Eloisa aveva tutto ciò che più seduce gli amanti. Col pretesto delle lezioni ci abbandonammo completamente all’amore, lo studio delle lettere ci offriva quegli angoli segreti che la passione predilige. Aperti i libri, le parole si affannavano di più intorno ad argomenti d’amore che di studio, erano più numerosi i baci che le frasi…

Eloisa: Avevi due cose in particolare che ti rendevano subito caro: la grazia della tua poesia e il fascino delle tue canzoni, talenti davvero rari per un filosofo quale tu eri. Eri giovane, bello, intelligente…”

Rousseau sperimenta il grande amore abbastanza tardi, a quarantacinque anni, con Sophie d’Houdetot. La conosce alla vigilia del matrimonio della donna.

Le relazioni di Schopenhauer non sono romantiche.

Lou von Salomè, dopo una relazione intellettuale col filosofo tedesco Paul Rée, discepolo di Schopenhauer, conosce Friedrich Nietzsche che si invaghisce anch’esso di lei.

Entrambi i filosofi, che le chiedono di sposarla, vengono però rifiutati e invitati da Salomè a far parte di una “trinità intellettuale”, poiché l’attrazione della donna per i due filosofi tedeschi non è fisica ma puramente intellettuale.

L’amore di Kierkegaard per Regina Olsen manca di passione, sa un po’ di retorica e molto di esercizio mentale. Soren Kierkegaard lasciò la povera Regine Olsen a qualche mese dalle nozze, senza alcuna spiegazione. Il problema è che anche lui l’amava profondamente ma era convinto che sulla sua famiglia vigesse una maledizione, ereditata dal padre che durante una tempesta aveva bestemmiato Dio.

Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir

Del Novecento va ricordata la coppia filosofica di Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir durata per oltre cinquant’anni, senza sposarsi né convivere e con un accordo di reciproca infedeltà.

Lei gli rimarrà accanto sino alla sua morte, pur dandogli del Lei in pubblico per tutta la vita, mentre lui le scriverà parole come: “La mia vita non appartiene a me solo, voi siete me, l’essere stesso del mio essere, il cuore del mio cuore”.

Un’altra celebre coppia di amanti filosofi è stata quella formata da Hannah Arendt e Martin Heidegger. La Arendt, allieva diciottenne alle sue lezioni all’Università di Marburgo nel 1924, si innamora di questo filosofo trentaseienne sposato e con figli.

Colti dalla passione dell’amore e uniti dal fascino del pensiero filosofico vissero però la loro relazione in clandestinità e in un intreccio di felicità e tragedia.

L’amore per me è un sentimento grande quanto a volte anche complesso. In esso si mescolano affetto, desiderio e attrazione, e viene portato ad avere forme molto diverse. Se ci pensiamo, si può provare amore verso il proprio compagno, la propria famiglia, il proprio animale domestico, il proprio figlio, un hobby o il proprio sport.

Per me è forza, e ciò che ci fortifica, è ciò che ci risolleva in una giornata no, è condivisione, complicità, tenerezza, completezza, felicità. Sostenersi a vicenda. È ciò che colora la vita. L’amore è una molteplicità di emozioni. È una sensazione assoluta. L’amore è il momento in cui si smette di ragionare con la testa e si inizia a ragionare col cuore.

Riempie le giornate, è ridere a più non posso, ci fa piangere, è affidare la propria vita alle mani di un’altra persona e percorrere insieme tutti i giorni mano nella mano il sentiero chiamato vita. L’amore è un “lavoro” quotidiano. L’amore è un abbraccio dopo un pianto.

Non è una cosa da dare per scontata, come non andrebbe mai data per scontata la persona con cui dividiamo la vita. L’amore è sentirsi indivisibili anche nei momenti peggiori. L’amore non conosce il nervosismo ma occhi che sorridono e baci infiniti.

Si può esprimere in tantissimi modi, dai più semplici ai più particolari.

Dobbiamo riscoprire e trasmettere quanto sia importante l’amore nella vita delle persone.

Fa bene amare e ancora di più essere amati, fa bene sostenersi a vicenda, contare sempre uno sull’altro anche nei momenti di difficoltà, fa bene fare fatica insieme e fa bene avere passioni comuni che alimentano ogni giorno una splendida storia d’amore!

L’amore è il mezzo che ti permette di rimettere le ali e raggiungere la felicità. (Platone)

Buon San Valentino!

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