Politica. Da Biella a Torino, solo una cosa sanno fare davvero bene: aumentarsi lo stipendio

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“Roma ladrona” è stato solo il primo di tanti slogan a venire. Il capostipite, forse ormai un po’ desueto, ma mai caduto in… prescrizione.

Sono passati giorni, anni, decenni e i “ladroni” sono diventati loro, quelli della Lega. Come sosteneva il “divo”: «Il potere logora chi non ce l’ha». Anche i soldi, a quanto pare.

È di ieri la notizia che la giunta Cirio, a Torino, non avendo di che tirare il mese, ha deciso di aumentarsi – solo mille euro in più, il minimo sindacale – lo stipendio per interposta persona (ci ha pensato il capogruppo carrocciaro), alla voce rimborsi spese per chi beneficia di auto blu. Dopo “rimborsopoli”, infatti, la cifra per gli amministratori muniti di autista era stata inopportunamente decurtata.

La scure si era abbattuta senza alcuna pietà sui poveri assessori, tanto da convincere l’attuale “team leader” della Lega a Palazzo Lascaris che no, così non va, non ci siamo. Troppo pochi 6mila (SEIMILA) euro al mese per gli assessori e quasi 7mila (SETTEMILA) per il presidente. Stiamo scherzando?

Tutto molto triste… Che il libro Cuore, al confronto, è una barzelletta di Pierino.

Ve li immaginate questi poveri amministratori regionali costretti a centellinare ogni spesa, a scervellarsi per calcolare se lasciare a mogli e mariti rimasti a casa quei pochi spiccioli per non vergognarsi dal panettiere chiedendo di segnare… “Passa mio marito/mia moglie a saldare”.

Poveri, ci si stringe il cuore. La lunga teoria di senzatetto che la sera affolla via Roma, a Torino, sta solo un pochino peggio di questi laboriosissimi e validissimi uomini e donne di partito premiati dalle urne nell’ultima tornata elettorale.

Di bello c’è che una volta, almeno una, Biella ha aperto una nuova via. Così bravi ad arrampicarsi sulla roccia viva del “tiro” che poi hanno chiamato “Prima noi!”, si sono portati avanti. Tanto da essere imitati da quelli che, almeno in teoria, dovrebbero essere più bravi, perché più in alto.

Al cospetto di Corradino&C. quelli che stanno a Palazzo Lascaris hanno fatto la figura di boulderisti sfigati (senza offesa per i boulderisti!). Mentre a Biella scalavano monotiri dall’8a+ in su, gli altri, a Torino, si accontentavano di un masso erratico alto al massimo 3/4 metri. Difficile quanto si vuole, ma sempre a pochi metri da terra…

Poi, ad un certo punto, Cirio si è infilato l’imbrago e ha detto ai suoi: «Oh, gente, facciamogliela vedere a quei montagnini da strapazzo» (mentre, guascone, strizzava l’occhio alle due biellesi Chiorino e Caucino). Tolti i gemelli da polso, si è arrotolato le maniche della camicia tagliata su misura (lui sta un po’ meglio perché alle spalle ha l’aziendina-ina di famiglia) e ha iniziato a mimare i primi gesti della haka, la danza tradizionale maori che i giocatori della nazionale neozelandese di rugby, i mitici All Blacks, recitano per intimidire gli avversari prima di ogni match. Uomo di mondo, Cirio, nulla da eccepire.

A quel punto, attoniti, Chiorino e colleghi si sono guardati nelle palle degli occhi con una luce nuova nelle pupille, e hanno iniziato pure loro ad urlare…

Ringa pakia 
Uma tiraha
Turi whatia
Hope whai ake
Waewae takahia kia kino

Ka mate, Ka mate! Ka ora, Ka ora!
Ka mate, Ka mate! Ka ora, Ka ora!
Tenei te tangata puhuruhuru
Nana i tiki mai whakawhiti te ra!
A hupane, a hupane
A hupane, kaupane whiti te ra!

Hi!

Dopo la haka non si torna indietro: mille euro in più siano, non un centesimo in più né un centesimo in meno. Che, a pensarci, gli zeri hanno quasi la stessa forma di una palla da rugby.

Ok, adesso abbiamo capito: è questione di simboli… Così come sotto il Mucrone non capivano che Liliana Segre è un simbolo, anche se per il Biellese non ha fatto nulla, a Torino, invece, hanno capito benissimo che, in fondo, alzarsi lo stipendio è facile come passarsi una palla da rugby. Sempre indietro, come il Piemonte che, al contrario, sperava in loro per tornare ad alzare la testa dopo il malgoverno della zecca rossa… Quella che risponde al nome di Sergio Chiamparino.

Uno che i conti li metteva a posto.

Pure troppo.

Tanto da perdere le elezioni.

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