Nell’atrio dell’ospedale c’è “Un atto d’amore”, la mostra fotografica dedicata agli operatori ASL Bi a un anno dal primo caso di Covid-19

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“Un atto d’amore” è il titolo scelto dal​ gruppo di fotoamatori biellesi di Fotogruppo Riflessi, curatori dell’allestimento, composto da quaranta scatti in formato 40×50 e 130 scorci e ritratti in formato polaroid, realizzati da Filippo Sarcì e dai colleghi stessi dell’Azienda Sanitaria nel corso del 2020-21.

Le foto scelte riassumono e raccontano dodici mesi scanditi da momenti intensi, vissuti dal personale dell’ASL Bi nella lotta contro il coronavirus, al fianco dei pazienti.

Sono immagini che non vorremmo più dover rivedere e non facili in tanti casi da guardare, proprio in quanto vere, e per ciò che significano. Eppure sono testimonianze di una realtà che, seppur difficile e dolorosa, merita di essere conservata, perché possa un giorno darci la misura di quello che tutti noi insieme siamo riusciti a superare.

La mostra è stata allestita nell’atrio dell’Ospedale, a un anno dal primo caso ufficiale di paziente positivo al Covid-19 del territorio biellese (3 marzo 2020) e rimarrà esposta per tutto il mese.

I visitatori potranno scrivere su un post-it pensieri e commenti. Al termine, a fine marzo, gli operatori potranno prendere e conservare come ricordo una delle foto polaroid che li ritraggono.

«Sono circa cinque anni che l’ASL Bi ospita mostre fotografiche e allestimenti artistici nell’atrio, come gesto di attenzione all’umanizzazione e all’accoglienza dei pazienti che si recano in ospedale – racconta Diego Poggio, commissario ASL Bi -. Abbiamo voluto dedicare il mese di marzo di quest’anno agli operatori dell’Azienda Sanitaria di Biella. Tutto nel nostro territorio è iniziato il 3 marzo del 2020: un anno difficile e sofferto per tutti, ma proprio il loro impegno ha permesso di affrontare e superare tanti momenti non facili. Ci auguriamo di poter raccontare presto anche i mesi di svolta che stiamo vivendo e che ci porteranno fuori da questo lungo periodo. Questi scatti non descrivono solo scene di sanità, ma mettono in luce gesti e sguardi dei nostri professionisti, valorizzando la dimensione umana e personale del loro lavoro che è inscindibile dalla professionalità e che spesso fa la differenza».

c.s.

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