L’ennesimo paradosso tutto italiano. Quando la politica non si fa più nei Palazzi, ma nelle urne…

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E niente, ancora una volta la politica italiana dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, di essere (quasi?) totalmente scollata dalla realtà. Referendum (soprattutto), Regionali e Comunali hanno sancito la lucidità di buona parte del popolo a fronte dell’inadeguatezza di chi lo governa.

Altro che antipolitica. La vera politica, la fa l’elettorato!

Si è letteralmente spostato l’asse, come quello terrestre dopo un forte sisma: dai palazzi, la politica vera, quella utile, pragmatica è tornata appannaggio della gente. Una vera e propria rivoluzione copernicana. Piaccia o meno a chi occupa i Palazzi in forza di voti che hanno, evidentemente, perso… forza.

Perdono tutti, da destra a sinistra passando per il centro (esiste ancora? Forse no, come la classe media in questo dannato Paese…). Ma come se nulla fosse, gli unici a non essersi accorti di questa piccola, grande rivoluzione – questo referendum costituzionale ha fatto registrare il quorum più alto da quando gli italiani hanno dovuto scegliere tra Monarchia o Repubblica – sono loro, i politici di professione, insieme ai vari lacché: giornali, media e tutta quella genia di “informatori” a cottimo che dovrebbero raccontarci l’Italia post voto.

Oggi sembra che il “Sì” fosse l’esito più scontato. Facile dopo lo spoglio!, mentre fino a ieri hanno fatto una campagna per il “No” che sembrava demarcare la Linea Maginot tra lo stato di diritto e la barbarie più assoluta. Della serie, se vince il “Sì”, l’Armageddon al confronto è una passeggiata, un percorso salute.

Con tutta la delinquenziale perizia (sic!) di cui sono capaci, i vari Nosferatu Sallusti, Dumbo Senaldi, l’ortaggio da insalata (Porro), il mefistofelico Belpietro, il tenore Giordano e compagnia leccante, stanno tentando in tutti i modi di rigirare la frittata, come se quel 30% di “No” fosse la vera risposta, un rigurgito di civiltà contro il 70% dell’elettorato pre-neandertaliano.

Passando alle Regionali/Amministrative, partiamo dal governo giallorosa, che non si è messo d’accordo, almeno in alcune Regione, sui nominativi da sostenere congiuntamente. Loro non ci sono riusciti (il demerito in questo caso è tutto pentastellato, visto che continuano a perdere pezzi, un’emorragia senza fine…), gli elettori sì. E meno male, “il popolino” in tre Regioni è riuscito ad arginare la barbarie. Quella vera.

Ogni comunità che si rispetti annovera quello che una volta era definito, semplicemente, “lo scemo del villaggio”. Poteva mai mancare in politica? Certo che no. Renzi e i suoi, non si sa bene su quali basi (etiliche, narco-psicotrope o cosa), sono convinti di essere i veri vincitori di questa tornata elettorale…

Sta di fatto che in Toscana, la roccaforte dello statista che ha semidistrutto il PD, (Forza) Italia Viva è arrivata addirittura al 6%, altrove è praticamente irrilevante. Renzi e i renziani possono dedicarsi, nella migliore delle ipotesi, a sanificare le sezioni elettorali per riconsegnarle alle scuole o ai Comuni.

Quanto al centrodestra, che dire? Tolto Zaia, che ha stravinto ridicolizzando (anche a parole) il #semprepessimo Salvini, e Toti, che ha solo vinto, il resto è come nella miglior tradizione fasciolegaiola solo chiacchiere e propaganda.

Anche se, ad onor del vero, la caduta delle Marche nelle mani della peggior destra che ci si possa meritare è dolorosissima.

Nel clangore della battaglia, attenzione, si sono perse le tracce del signor B. Uno che, fino a poco tempo fa, faceva notizia anche quando “scendeva a pisciare Dudù…” a fare una briscoletta con lo stalliere mafioso…

Forse, dopo il ricovero per Covid per imitare il suo amico Briatore, ha capito (a differenza di mister Billionaire) che la vita e una, e ad un certo punto, fatalmente, arriva il tempo in cui anche i migliori bari si ritirano dalla mischia. E non conta quando esci di scena, ma come.

Auguri, Silvio! Goditi la pensione.

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