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La lezione che arriva da preziosi maestri. “Uomini a testa in giù”, gli alberi insegnano la vita e la saggezza

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“Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce t’insegneranno le cose che nessun maestro ti dirà”.
(San Bernardo da Chiaravalle, XII secolo)

Chi di voi, da bambino, non ha abbracciato un albero sentendosi improvvisamente al sicuro? Chi non si è sentito più leggero e felice dopo una lunga passeggiata in un bosco?

Dalla mitologia alla religione, dalla filosofia alla letteratura: gli alberi sono stati sempre al centro della vita umana.

Gli alberi ci circondano, ne troviamo tanti oramai nelle nostre città rumorose, nel nostro giardino, nel parco pubblico, lungo i viali, e soprattutto nei boschi. I boschi sono i luoghi adatti agli alberi, è lì dentro che comandano, che seguono le loro leggi di natura.

Il filosofo Aristotele fu il primo ad attribuire un’anima alle piante. Egli faceva ricadere lo studio dell’anima nell’ambito della filosofia della natura in quanto indagine sui corpi dotati di movimento e mutamento.

In Aristotele compare anche la metafora della pianta come uomo a testa in giù. Quella della pianta come uomo a testa in giù nasceva dall’istituzione di un’analogia di funzione che egli riteneva di poter individuare tra uomo e pianta. La funzione in questione era appunto la funzione nutritiva. Nell’uomo l’alimento passa attraverso la bocca che è parte della testa; nella pianta attraverso le radici. Il filosofo parlava della pianta come un uomo capovolto, con la testa conficcata nella terra dove la pianta ha le sue radici. La metafora ricorreva anche nel Timeo di Platone, suo maestro, ma con segno rovesciato.

Per il filosofo Platone era piuttosto l’uomo che poteva essere assimilato ad una sorta di pianta celeste, con le radici sospese al luogo dal quale discende in lui l’intelligenza, ossia l’alto, anziché saldamente conficcate nella terra.

Altri pensatori, dopo Aristotele, hanno, consapevolmente o meno, seguito le sue orme, attribuendo un’anima o qualche forma di coscienza e consapevolezza ai vegetali.

Il filosofo Gustav Theodor Fechner nell’opera intitolata “Nanna, o l’anima delle piante” scrisse:

“Perché non ci dovrebbero essere, oltre alle anime che camminano, gridano, mangiano, anche anime che silenziosamente fioriscono e spandono odori, e appagano la loro sete nell’assorbimento della rugiada, i loro impulsi nello spinger fuori le gemme e le loro ancor più alte brame nella ricerca della luce? Io non so perché il camminare e il gridare debba, a preferenza del fiorire e dello spandere odori, essere ritenuto quale [esclusivo]depositario della psichicità; non so perché la forma elegantemente costrutta e bellamente ornata d’una pianta sia meno degna di albergare un’anima dell’informe corpo d’un lombrico.“

Foto Elisa Dipré (Levanto – gennaio 2020)

«Una lontana betulla bianca, ritta su una collina contro il cielo bianco e brumoso, sembra, con i suoi ramoscelli sottili, così distinti e neri, un millepiedi che si arrampichi in paradiso.»

Righe come queste, tratte dal Diario, del filosofo Henry Thoreau, riassumono la sua visione filosofica e naturalistica sul mondo vegetale. Precursore del pensiero ecologista, pone gli alberi al centro della propria vita intellettuale ed emotiva, instaurando con loro un profondo dialogo e tentando così di catturarne l’essenza.  Egli, per trovare la saggezza, abbandonò la città per avventurarsi nei boschi dove visse per due anni, due mesi e due giorni della propria vita.

Del resto che il bosco sia una sorta di porta verso l’altrove lo sapevano bene gli antichi che, in tutte le culture, lo popolavano di mostri, fate, folletti, tutte personificazioni della Natura…

Scriveva il filosofo Lucio Anneo Seneca: “Quando entri in un bosco popolato da antichi alberi, più alti dell’ordinario, e che precludono la vista del cielo con i loro spessi rami intrecciati, le maestose ombre dei tronchi, la quiete del posto, non ti colpiscono con la presenza di una divinità?”

In questi giorni in cui la Primavera chiama a uscire, noi siamo chiusi in casa a causa dell’emergenza sanitaria del Covid-19 e cerchiamo la nostra personale primavera, una rinascita che spero ci sarà anche per noi quando avremo superato questa calamità.

Da questa lezione di vita, secondo me, dobbiamo imparare e cercare di non distruggere ulteriormente il delicato equilibrio creato con tanta sapienza dalla Natura nel corso di milioni di anni soltanto per trarne nell’immediato dei facili profitti economici che potrebbero però avere conseguenze ambientali disastrose a lungo termine.

Dobbiamo recuperare il nostro rapporto con la natura, con le stagioni, le stelle e gli animali resistendo al richiamo delle sirene della “civiltà”. Guardiamo alla natura non come una fuga dalla società ma come esempio per abbracciare una vita più adatta alla natura umana. Quando rispettiamo noi stessi rispettiamo anche l’ambiente che ci circonda. Secondo me dagli alberi possiamo apprendere delle lezioni di vita davvero preziosi. Ci insegnano la resilienza, cioè la capacità di superare una difficoltà o un cambiamento in modo positivo, ma anche la gratitudine, la consapevolezza, l’umiltà e la pazienza. Gli alberi sono come noi. Nascono, respirano, crescono, cercano l’armonia e l’equilibrio, fioriscono e infine muoiono.

Foto Elisa Dipré (Splugen- 30-09-2019

Ricordiamoci che come disse Einstein: “Le gravi catastrofi naturali reclamano un cambio di mentalità che obbliga ad abbandonare la logica del puro consumismo e a promuovere il rispetto della creazione”.

L’ani­ma, in fin dei conti, può nascondersi non solo dietro ai volti dei nostri simili, ma anche all’in­ter­no di corpi fatti di radici, foglie e fiori profumati.

Quando questa emergenza sanitaria sarà “un ricordo” per noi, vi consiglio di andare a fare delle piacevoli passeggiate nei boschi insieme ai vostri bambini e amici, frequentate spesso la natura, quotidianamente se possibile, perché è un nutrimento eccezionale per l’anima di grandi e piccini.

Passeggiare nel verde di un bosco, per me dona pace, rilassamento, benessere e migliora decisamente la qualità della vita, anche se per poche ore. Immergersi completamente nell’ambiente naturale regala a corpo e mente la possibilità di concentrarsi su suoni diversi, profumi diversi, colori diversi e lo si può fare praticamente in tutte le stagioni.

“Portate un bambino nei boschi e lo renderete libero. Portate un adulto nei boschi ed egli ritroverà il bambino che è in lui”.

“Perdersi nei boschi, in qualsiasi momento, è un’esperienza sorprendente e memorabile, e insieme preziosa. (Henry David Thoreau)

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