“La farmacia dei filosofi”. La filosofia come medicina per l’anima ai tempi del Covid-19

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“È vano il ragionamento di quel filosofo, dal quale non venga curata nessuna sofferenza: infatti, come la medicina non ha nessuna utilità se non espelle le malattie dal corpo, così non l’ha nemmeno la filosofia, se non espelle il turbamento dell’anima”. (Usener, fr. 221)

Da sempre gli esseri umani sono consapevoli di essere al cospetto di potenze più grandi delle loro forze: una di queste è l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Covid-19 è una calamità che spaventa l’anima diffondendo paura.

In questi giorni tutti stiamo convivendo con la paura.

Dove possiamo trovare consolazione? Che cosa può rassicurarci?

Mi piace pensare che la filosofia e un classico della filosofia, “La consolazione della filosofia” del filosofo Severino Boezio, possano fare tutto questo.

La consolazione testimonia in maniera drammatica e profonda l’esperienza estrema di un uomo di fronte alla morte. Boezio è in prigione, attende che sia eseguita la sua condanna e fa appello alla Filosofia, la sua nutrice e ultima consolazione. Con lei mediterà sui grandi temi del suo tempo: il bene, il male,  la libertà e la felicità.

La filosofia, secondo il filosofo, è la vera medicina dell’anima. Scrive così in carcere: “Combattete i vizi, dedicatevi ad una vita virtuosa orientata dalla speranza che spinge in alto il cuore fino a raggiungere il cielo con le preghiere nutrite di umiltà”.

Accettare fatalisticamente una condizione di sofferenza è assolutamente pericoloso, aggiunge Boezio, perché “elimina alla radice la possibilità stessa della speranza”.

Anche la filosofia di Epicuro si propone come “medicina” che cura tutti i dolori dell’anima. Secondo il pensatore, la filosofia come “tetrafarmaco o quadrifarmaco” è in grado di rendere l’uomo totalmente padrone di sé, rafforzare lo spirito in modo tale da affrontare qualunque male o sofferenza.

Secondo me, in questo momento particolare, possiamo avere una visione della realtà e cadere nella disperazione oppure non cadervi coltivando la speranza e quindi, di conseguenza, agire positivamente, traendo forze interiori. Dobbiamo lavorare interiormente così come hanno fatto i nostri nonni alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

La filosofia, può aiutarci a rialzarci e salvarci la vita. Durante questa quarantena immaginiamo di entrare in una scuola ideale in cui l’insegnante è la filosofia con i suoi protagonisti e di condividere con loro lezioni sulla resilienza, sulla vita. Chiediamo alla filosofia di istruirci sull’arte dell’autoaiuto.

Epicuro

“Non aspetti il giovane a filosofare, né il vecchio di filosofare si stanchi: nessuno è troppo giovane o troppo vecchio per la salute dell’anima” (Epicuro)

Questo periodo che stiamo attraversando può e deve aiutarci a riscoprire la dimensione umana: non c’è momento migliore di quando siamo privati di alcune cose per ricordarne il valore e la bellezza, e provare nostalgia per le persone che vorremmo vedere e non possiamo.

Approfittiamo dell’assenza degli abbracci, delle strette di mano, dei baci e della fisicità per imparare a migliorarci, fermarci a riflettere maggiormente sulla vita e a vivere più consapevolmente. Riscopriamo valori come la generosità e l’altruismo. Impariamo a preferire il bene comune rispetto a quello privato.

Riscopriamo un nuovo senso di responsabilità verso i nostri cari, i nostri compagni di vita, i nostri bambini, i nostri amici. Smettiamo di lamentarci, c‘è gente che sta sicuramente peggio di noi e magari lotta tra la vita e la morte, impariamo ad essere presenti per gli altri, riscopriamo il valore, l’importanza e il senso dell’esistenza e della vita.

Come disse Cicerone: “La filosofia ci insegna a essere medici di noi stessi”.

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