La chef de La Bürsch Erika Gotta tra “i 15 top giovani del food&wine” di Vanity Fair: perché anche il Biellese ha le sue eccellenze

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Sono sostanzialmente due gli elementi che concorrono al cambiamento. La necessità, più o meno stringente, di sterzare, perché fermi non si può stare, oppure un preciso atto di volontà che discende da motivazioni di segno differente, ma che ci spinge a desiderare qualcosa di diverso, un futuro migliore, ad esempio. In quest’ultimo caso, il cambiamento afferisce ad una considerazione più opportunistica, “egoistica”, al limite. Nel primo caso, al contrario, è la necessità, lo spirito di sopravvivenza, a governare pensiero e azione.

Poi c’è il Biellese, inteso come territorio, che è un caso a parte. Sui generis, per così dire. Sì, perché nel Biellese il cambiamento di paradigma è sia necessità che opportunità. Qualcuno l’ha capito e sta cercando di passare all’azione, dopo aver interiorizzato il concetto, e qualcun altro che, pur avendolo capito, continua a nascondere la testa sotto la sabbia come lo struzzo, e preferisce rimanere arroccato su posizioni drammaticamente anacronistiche (e autolesioniste, un po’ alla Tafazzi, per dirla tutta…) crogiolandosi nel ricordo di un passato che non tornerà mai più.

Non vogliamo nemmeno prendere in considerazione la terza opzione, ovvero che qualcun altro non abbia ancora capito che così non si può andare avanti, che bisogna aprirsi, che bisogna attrarre, ergo diventare attrattivi, quindi ospitali, quindi un po’ più simpatici, quindi… tante altre cose che sarebbe lungo elencare qui, anche in considerazione del fatto che, forse, la sede non è quella deputata.

Dovrebbe ormai essere sotto gli occhi di tutti, anche del biellese più sprovveduto e nostalgico che non basta riempirsi la bocca con parola “turismo” per conferire appeal al nostro territorio, per fare in modo che, almeno in parte, un distretto economico che si è pasciuto alla greppia del comparto tessile impari a cambiare pelle.

Così, c’è qualcuno che con passione, capacità e metodo, mettendo un piede davanti all’altro, e coniugando umiltà e determinazione, ottiene riconoscimenti (quando si parla di eccellenze biellesi…), e qualcun altro che continua a bullizzare il territorio da cui proviene facendolo passare, agli occhi del resto d’Italia, come una schifezza: piccolo, chiuso e isolato dalle grandi vie di comunicazione. Come dire, statene alla larga, non ne vale la pena.

Succede, infatti, che Vanity Fair, non proprio l’ultima delle riviste patinate (sia per tiratura che per autorevolezza), inserisca Erika Gotta tra “I 15 top giovani del food&wine” e chi continua a sostenere che “Biella è la Cenerentola del Piemonte dal punto di vista dell’offerta gastronomica”. Erika Gotta non è altri che la bravissima e giovanissima chef de La Bürsch, lo splendido resort e country house incastonato come una gemma preziosa nel cuore dell’Alta Valle Cervo.

Aperto ormai quattro anni or sono da Barbara Varese in frazione Oretto, a Campiglia Cervo, è diventato meta prediletta di tanti biellesi ma ancor di più di tanti “forestieri” provenienti dalle grandi città italiane (specie Torino, Milano e Genova) ma anche dall’estero.

«Non sapevamo nulla di questo piccolo, grande riconoscimento che Vanity Fair ha voluto tributare alla nostra Erika, e quindi, indirettamente, anche alla struttura per la quale lavora – spiega Barbara Varese. Non sappiamo quando i giornalisti siano venuti a trovarci, semplicemente perché non ce lo hanno comunicato né si sono presentati. Un riconoscimento ancora più gradito, dunque, poiché totalmente inaspettato. Anche se, ad onor del vero, sappiamo che da qualche tempo a questa parte la stampa nazionale di settore ha iniziato a seguirci da vicino e a parlare molto bene di noi».

La chef Erika Gotta è al timone della cucina de La Bürsch da poco più di un anno. Fin dal suo esordio tra i fornelli della country house, ha deciso di offrire ai suoi ospiti un viaggio tra i sapori del territorio, in perfetta sintonia con la filosofia della struttura. Una cucina autentica, ispirata alla tradizione ma con un tocco di contemporaneità. Erika propone piatti dagli abbinamenti audaci e sorprendenti che sanno accompagnare gli invitati in una degustazione tra le eccellenze del Biellese, puntando decisamente sulla filiera corta, privilegiando, di conseguenza, le materie prime a chilometro zero.

«Sono felice di essere stata menzionata tra i 15 top chef da Vanity Fair – dichiara la chef –. Per me, dal punto di vista professionale, è davvero una grossa soddisfazione. So di essere solo all’inizio del mio percorso, ma la cucina è la mia passione, la mia vita. Vedere la gioia negli occhi di chi ha provato i miei piatti è ciò che mi rende più appagata e mi motiva quotidianamente a dare sempre il massimo».

Recentemente il presidente della Fondazione BIellezza Paolo Zegna, parlando di “conversione” al turismo, ha chiesto ai biellesi, a cominciare da quelli più famosi, di essere sempre più ambasciatori del loro territorio, evitando così, e scardinando, quella visione, quella nefasta attitudine mentale di considerare il Biellese, che ha dato loro i natali, e spesso anche una formazione, prima scolastica poi professionale, come un fanalino di coda o una… Cenerentola.

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