In viaggio con… Filosofia. Tra antichi cammini e suggestioni di oggi per la conoscenza del sé

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“Il mondo è un libro, e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina”. (Agostino d’Ippona)

Sempre più persone scelgono di affrontare un viaggio magari a piedi o in sella alla propria bici, un’esperienza a mio avviso estremamente emozionante e magica che consente di mettersi alla prova e al tempo stesso di scoprire posti nuovi, stimolando la curiosità, regalando sensazioni uniche e arricchendo il proprio bagaglio culturale.

Esistono diversi itinerari suggestivi, dai cammini religiosi (il più famoso al mondo è il Cammino di Santiago) ai sentieri naturalistici (personalmente finora ho percorso a piedi la Via Spluga e il Sentiero del Viandante suddivisi in tappe).

Al confine tra Svizzera e Italia, l’antica Via Spluga è un tragitto che si immerge nella natura, sport e anche benessere; 65 km da Thusis (Svizzera) a Chiavenna (Italia), in cui visitare antichi borghi, gole strepitose e imponenti montagne. Per chi ama la solennità e la bellezza autentica delle Alpi la visita a questo paradiso è d’obbligo.

Il Sentiero del Viandante è un percorso escursionistico di circa 40 km, che si snoda lungo la sponda orientale del Lago di Como, ovvero lungo “quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi…”

Il sentiero ha inizio ad Abbadia Lariana e tocca diversi comuni (Mandello del Lario, Varenna, Bellano, Dervio, Colico) per giungere a Piantedo.

In bici, invece, ho percorso il Sentiero Valtellina: un itinerario ciclopedonale che si sviluppa lungo il fiume Adda, tra Colico e Bormio, per una distanza complessiva di 114 km.

Tutte mete per ritrovare se stessi, riscoprire il proprio io interiore lontani dalla vita frenetica di tutti i giorni. Per me certe emozioni provate in cammino, o in sella a una bici, sono quelle che non si dimenticano. Quando esplori un territorio a piedi, sei tu stesso parte di quel paesaggio, lo vivi con la pienezza dei tuoi cinque sensi.

Percepisci i profumi del bosco e il vento ti accarezza. Quando l’unico rumore è il fruscìo della ruota sulla strada, quella strada è tua per sempre, una conquista che nessuno ti potrà togliere. Spesso il viaggio è considerato come una fuga da problemi e dalla quotidianità .

Eppure perché a volte non riusciamo a trovare la pace tanto desiderata anche se siamo distanti da casa?
Vale davvero la pena viaggiare per fuggire dai problemi che la vita ci presenta?

Secondo il filosofo Seneca non si deve compiere un viaggio per scappare dai problemi. Questo concetto viene enucleato nelle Lettere morali a Lucilio (una raccolta di ben 124 lettere che il filosofo compone al termine della sua vita).

Lucilio scrive a Seneca e si stupisce del fatto che i suoi viaggi non gli siano serviti per eliminare la tristezza che lo tormenta. Il filosofo latino gli rispose: “Animum debes mutare non caelum”, ossia “L’animo devi mutare, non il cielo”.

È evidente come il filosofo in questo caso cerchi di indirizzare l’amico verso una crescita morale che deve partire dalla conoscenza di sé.

Secondo Seneca, infatti, i nostri difetti o problemi ci seguono ovunque andiamo.

Citando Socrate: “Perché ti stupisci se i lunghi viaggi non ti servono, dal momento che porti in giro te stesso?”

Eppure i filosofi che hanno viaggiato e percorso migliaia di chilometri, spesso in situazioni di disagio in nome della cultura e della filosofia, non sono pochi (di questo parleremo prossimamente).

Il connubio tra viaggio e filosofia si fonda anche sull’uso che i filosofi fanno dell’immagine del viaggio come metafora della vita (anche di questo argomento parleremo più avanti).

A questo punto mi chiedo: un viaggio può davvero cambiarci in profondità?

Secondo me sicuramente viaggiare contribuisce ad arricchire il nostro bagaglio culturale, provare nuove emozioni, scoprire posti sconosciuti, culture diverse e tutto ciò contribuirà alla nostra formazione e al miglioramento di noi stessi.

Un viaggio non comincia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. Il nastro dei ricordi continua.

Pertanto, come diceva Nietzsche: “C’è ancora un altro mondo da scoprire – e più d’uno! Alle navi, filosofi!”

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