Elezioni comunali. Liste civiche, ovvero quando la politica gioca a nascondino

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Con la calata di capitan Salvini a Biella, la campagna elettorale entra finalmente nel vivo. Manca ormai meno di un mese al fatidico 26 maggio. Via Italia e il piccolo spiazzo antistante lo Chalet dei giardini Zumaglini, com’è giusto cha accada, sono tutto un ribollire di bandiere, e slogan e candidati.

Tutti idealmente chini sotto il peso dei secchi d’acqua da portare alla propria causa e, mediatamente, al proprio candidato sindaco, ovvero a chi li ha scelti, arruolandoli in questa o quella lista.

Ai più attenti osservatori, tra addetti ai lavori e “cittadini semplici”, ché sotto elezioni anche l’essere semplici cittadini sembra un modo come un altro di portare i gradi, di schierarsi (sì, perché da una parte c’è l’esercito dei candidati, dall’altra quello dei non “marchiati”), non sarà sfuggito un dato quanto meno singolare.

Siamo passati dal “Vota Antonio, Vota Antonio La Trippa!” urlato ai quattro venti con un megafono, vero o di fortuna, al “Vota Ebbasta!” (ogni riferimento a fatti, persone e trapper è puramente casuale)… Cosa vogliamo dire? Semplice: Antonio La Trippa di cui sopra, alias Totò, era un candidato alle elezioni comunali (?) che dapprima sommessamente poi prendendo coraggio invitava “italiani, elettori, inquilini, coinquilini quando sarete chiamati alle urne per compiere il vostro dovere… votate la lista PNR”. Ed eccoci al punto: il fantomatico PNR di Totò era un partito, nella finzione cinematografica Partito Nazionale della Restaurazione… Ma pur sempre un partito, figlio della politica, espressione della sua dialettica e delle sue infinite similitudini e contraddizioni. Ovvero quella cosa che sta, o dovrebbe stare, alla base della democarzia.

Oggi quella pellicola in bianco e nero sembra ancora più lontana, la distanza appare siderale. Oggi la politica (non quella con la “P” maiuscola, di cui si sono perse da tempo le tracce…) ha preso a nascondersi, ad ammantarsi furbescamente sotto il cappello delle liste civiche. A Bielle e nel Biellese è tutto un fiorire di liste civiche. Ma in questo continuo, straripante florilegio sentiamo puzza di aspostasia. O di raggiro.

Il povero elettore, quello meno attento, quello meno scafato è circondato, lasciato alla mercè di queste formazioni elettorali che seventolando “bandiera bianca”, millantano libertà di pensiero e di manovra che troppo spesso in realtà non hanno, perché prima o poi dovranno rendere il conto. Sia tra i candidati sindaci che tra i “portatori d’acqua” si annidano uomini e donne che nascondono, in tasca o sul fondo di un cassetto, tessere di questo o quel partito.

Quindi, cosa capita? La politica 4.0 ha paura di metterci la faccia? Ha paura di se stessa e/o della sua ombra? Rinnega ciò che è stata o semplicemente fa come il lupo che si traveste da agnello? Quella stessa politica che urla e strepita, e si strappa i capelli (che nemmeno le prefiche ai funerali dell’antica Roma) contro il populismo o i populismi… Ma poi, invece di combatterli in campo aperto (e a viso aperto), non trova di meglio da fare che mimetizzarsi, appiattirsi, strisciare. Che sia una strategia studiata per recuperare le forze prima dello scontro decisivo, quando attaccherà sul fianco sguarnito, prendendoli di sorpresa, vecchi e nuovi populimi? E potrà, finalmente, tornare a rialzare la testa, mostrando il suo vero volto.

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