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Eccellenze biellesi. La Bürsch, il luogo dell’anima scelto dalla Fiera del Tartufo di Alba (Gallery)

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Per luogo dell’anima s’intende quel posto, fisico e spirituale, in cui ognuno possa ritrovare se stesso, “facendo pace” con il proprio io e con la realtà circostante, sia la natura o una qualche forma di architettura residenziale.

Un luogo in cui i confini e le gabbie prodotte delle sovrastrutture del vivere quotidiano possano arretrare, cedendo il passo ad una percezione più liquida e limpida, come l’acqua che scorre nel letto di un torrente. Un luogo in cui le distanze possano diventare contiguità, permettendo a chi lo visita di recuperare ciò che si è soliti dare per scontato: interessi, sentimenti, passioni, forza, calore, amicizia, gesti…

La definizione, anche architettonica, di genius loci è quella che ci sembra più consonante.

Nel cuore dell’Alta Valle Cervo esiste un luogo dell’anima (o genius loci, appunto) che di quell’angusta ma bellissima vallata riprende, per tramandarlo, l’antico nome: La Bürsch. Un luogo magico, in cui s’intrecciano le vite e le storie di tre generazioni. Un focolare denso di memorie, ancestrali o più recenti non importa. Ciò che importa è che siano lì, a portata di mano. Che possano essere assimilate come nutrimento da chiunque vi sia interessato, da chiunque abbia la sensibilità minima e sufficiente per lasciarvisi permeare.

La Bürsch è un albergo diffuso, ma prima di tutto un posto che si definisce per negazione: perché non lo si può raccontare, troppo difficile. Lo si deve vivere. Lo si deve vedere, toccare, respirare. Solo così lo si può comprendere, e assorbire quasi per osmosi tutto ciò che di magnifico ha da dare.

Nasce da una visione, quella della sua ultima proprietaria, Barbara Varese, imprenditrice (genovese di nascita) che vive e lavora a Milano ma che, appena può, scappa dai ritmi ipercinetici della metropoli per raggiungere Oretto, frazione di Campiglia Cervo, dove si trova la casa che, una volta, è stata il “buen retiro” di suo padre.

E decide di farla diventare patrimonio condiviso, “non di tenerla chiusa e usarla solo per qualche festicciola familiare. Vorrei che i biellesi credessero di più nel loro territorio e nella possibilità del fare: La Bürsch è una piccola porta aperta attraverso la quale far capire alle persone che se si vuole si può. Certo, prima di partire con questo progetto, che all’inizio sembrava folle, ho dovuto studiare tanto: a cominciare dal territorio per arrivare a conoscere, nei dettagli, l’offerta turistica in Italia e nel resto d’Europa”.

Sì, perché la “creatura” di Barbara è il giusto mezzo tra esclusività e familiarità, sintesi di orgoglio e appartenenza. Un condensato di buon gusto e approccio moderno alla declinazione del concetto di turismo. Un posto in cui l’informalità va a braccetto con una sobria (quasi frugale) eleganza. Una sorta di destrutturazione del lusso inteso in senso barocco, ridondante, a beneficio dell’autenticità.

Non è assolutamente un caso che La Bürsch sia stata scelta da un gigante dell’attrazione turistica di qualitità e del marketing territoriale dell’eccellenza a livello mondiale come la Fiera Internazionale del Tartufo di Alba. Grazie alla finissima trama di relazioni che un grande ambasciatore del Biellese come Stefano Mosca, ex direttore dell’ATL, ha saputo tessere per la prima volta nella sua storia (arrivata all’89ª edizione e 8 settimane di durata) la manifestazione enogastronica esce dalle Langhe di cui è diretta emanazione e organizza un evento esclusivo in un sito completamente sconosciuto ai più come la Valle del Cervo.

Liliana Allena è da quattro anni la presidentessa dell’Ente Fiera, ovvero colei che ha creduto e quindi scommesso sull’intuizione di Mosca, ma “non avevo dubbi – confida -, con Stefano capita molto spesso di torvarsi sulla stessa lunghezza d’onda e dopo aver visto per la prima volta La Bürsch sono ancora più sicura che abbiamo fatto la scelta giusta”.

«La notizia più importante è la stretta collaborazione che si è instaurata tra i due territori: è la prima volta che succede e mi fa estremamente piacere. Sono felice di condividere un pezzo della mia strada con persone (Liliana Allena e Barbara Varese, ndr) che hanno molte cose in comune ma due caratteristiche fondamentali, il coraggio e l’essere visionarie», ha chiosato l’ex direttore dell’Azienda Turistica Locale di Biella.

L’evento. Venerdì 8 novembre Martino Ruggeri, head chef del ristorante “Pavillon Ledoyen”, tre stelle Michelin di Parigi, cuncinerà insieme allo chef stellato Eugenio Boer del ristorante milanese “Bu:R” il Tartufo Bianco d’Alba che incontrerà i sapori biellesi e quelli internazionali per trovare una sintesi in grado di soddisfare i palati più fini. Solo 60 i commensali che potranno assaggiare le delizie approntate per l’occasione dai due chef ma sono liberi ancora alcuni posti (al prezzo di 260 euro) e Barbara Varese ha chiaramente espresso il desiderio che siano riempiti da biellesi, “perché – ha sottolineato – vogliamo fare in modo che la loro coscienza sia solleticata e portata alla proattività”.

Vengono da Alba, dall’estero (come molti dei commensali che già hanno riservato un posto per la cena dell’8 novembre), da Milano e dal resto del Belpaese… Questo nostro Biellese è uno scrigno di piccoli, grandi tesori ancora da scoprire, soprattutto per chi ci vive. Bisogna solo crederci! E ascoltare chi ce lo ricorda, anche e soprattutto se biellese non è…

 

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