Democratiche biellesi: “Il 30 marzo cambia l’ora legale, non l’ora per tornare al Medioevo”

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Sabato 30 marzo a Verona si svolgerà il Congresso  sulle famiglie “Quelle naturali” formate da un uomo e una donna che si uniscono solo per procreare in controtendenza alla  società che ha all’interno famiglie  di vario genere. Un congresso ideato dall’Organizzazione Internazionale per la Famiglia per “unire e dotare i leader di tutto il mondo di strumenti per promuovere la famiglia naturale”, organizzato da movimenti pro-life mondiali a cui ha dato l’adesione, il governo,  Lega in testa, che parteciperà con i suoi esponenti di spicco in seno all’esecutivo.

Tra i relatori  il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, di cui le cronache ci narrano le vicende matrimoniali, figli, le convivenze con relativi figli e flirt vari. L’immancabile ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, ma anche il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, cioè colui che più di altri, per ruolo e funzione, dovrebbe proporre una cultura dell’inclusione e del rispetto, e della lotta alle discriminazioni a partire proprio dalla scuola.

Naturalmente non poteva mancare il senatore Pillon, primo firmatario di un disegno di legge che vorrebbe negare le violenze sulle donne e i diritti dei bambini in nome dell’unità familiare a conduzione maschile. Ogni giorno assistiamo, sempre di più, alla crisi della famiglia: uomini che uccidono, stuprano, massacrano. Donne e minori uccise e violate.

Invece di portare avanti una becera ideologia, la Lega e il governo dovrebbero occuparsi dei problemi reali delle donne e degli uomini nel nostro Paese, quelli che impediscono di essere famiglia. Se è vero che la denatalità è arrivata a livelli preoccupanti, invece di regalare terre da coltivare a chi genera il terzo figlio, facendo riecheggiare gesti di mussoliniana memoria, dovrebbero creare le condizioni affinché la genitorialità non sia un percorso a ostacoli.

Troppo spesso le donne sono costrette a scegliere tra maternità e lavoro, a causa di mancate politiche di conciliazione, della mancanza di lavoro e sicurezza sul futuro, di una disparità salariale che continua ad essere presente nel nostro Paese.

Negli anni di governo a guida PD noi ci abbiamo provato e, per molti versi ci siamo riusciti: dall’abolizione delle dimissioni in bianco al bonus universale per le neo mamme, dall’allargamento del diritto alla maternità alle lavoratrici autonome all’inclusione del periodo di maternità per l’assegnazione del premio di produttività, fino all’estensione dell’obbligatorietà del congedo di paternità, perché non si può essere genitori corresponsabili solo sulla carta.

Purtroppo da questo governo non solo non c’è stata altrettanta attenzione, ma addirittura si compiono ogni giorno passi indietro.

I relatori chiamati a intervenire hanno dato prova di omofobia, razzismo, misoginia; invocano la pena di morte per gli omosessuali, dipingono l’omosessualità come opera di Satana, fanno prevalere il diritto del concepito a quello delle donne e al loro benessere psicofisico, pensano che le cause della violenza sulle donne siano “lo stress, la scarsa stima di sé e della partner, uso di droghe e pornografia, incapacità di gestire i conflitti e incapacità di empatia. Tutti fenomeni imputabili a un’assenza del padre”.

Le donne hanno portato avanti battaglie all’interno del parlamento, nelle piazze, nelle associazioni per promuovere una cultura del rispetto dell’altro/a diversi da sé. Non accettiamo dogmi da chi ha più famiglie, amanti, figli sparsi, uomini e mariti che vanno a letto con minorenni, che pagano prostitute etc. Non sono loro che possono darci buoni consigli e tracciare linee su come dovremmo comportarci.

Invitiamo le donne e gli uomini ad alzare forte e chiara la voce contro questo tentativo rozzo di riportare le lancette dell’orologio indietro di 40 anni.

Sabato 30 marzo cambia l’ora legale, non la nostra Costituzione.

Comunicato stampa Rita de Lima – Referente Democratiche del PD

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