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Dantedì, un’occasione per riscoprire la filosofia nel simbolo della lingua e della cultura italiane

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“La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra, e risplende”. (Dante)

Oggi, mercoledì 25 marzo, è Dantedì ossia la Giornata Internazionale dedicata a Dante.

Per gli studiosi, il 25 marzo è il giorno in cui, idealmente, il Sommo Poeta ha iniziato il suo viaggio ultraterreno della Divina Commedia.

Il sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiane, ricordarlo insieme, secondo me è un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile che stiamo vivendo a causa dalla pandemia del Covid-19.

Nel 1290, Dante inizia gli studi filosofici, che lo impronteranno in modo decisivo, com’è evidente dal De vulgari eloquentia, Monarchia, Convivio e in moltissimi passi della Divina commedia. Egli legge alcuni libri di Aristotele tradotti e di Cicerone.

Uno dei libri che rimane impresso nella memoria e all’attenzione di Dante, come di molti medioevali in quanto tramite di collegamento con la cultura pagana romana, è il De consolatione filosofiae di Severino Boezio.

Non tutti sanno che, Dante è il primo a scrivere un trattato di filosofia in volgare, con l’intento di comunicare questo sapere a un pubblico molto più vasto di quello raggiungibile con un testo in latino.

È appunto nel Convivio ( scritto tra il 1303 e il 1304) che affronta la questione di che cosa sia la filosofia. E lo fa proprio a partire dalla famosa affermazione con cui si apre la Metafisica di Aristotele: tutti gli uomini per natura desiderano sapere, perché “la scienza è ultima perfezione della nostra anima, nella quale sta la nostra ultima felicitade”.

La filosofia è ricerca di quella sapienza nella quale troviamo la nostra perfezione e la nostra felicità. È amore disinteressato della verità, “vera felicitade che per contemplazione della veritade si acquista”.

Sotto la dizione di filosofia sono comprese la scienza naturale, la morale e la metafisica: a quest’ultima viene riconosciuta una posizione di preminenza; infatti, citando Aristotele, Dante la chiama “prima filosofia”, perché “più necessariamente in quella termina lo suo viso e con più fervore”. D’altra parte Dio –  continua Dante – apprezza sommamente la filosofia.

La Divina Commedia offre un quadro complesso anche dal punto di vista filosofico e al suo interno si parla di filosofia e filosofi.

“[…] I’ vidi Eletra con molti compagni, tra ‘ quai conobbi Ettor ed Enea, Cesare armato con gli occhi grifagni.[…] Euclide geomètra e Tolomeo, Ipocràte, Avicenna e Galїeno, Averoìs che ‘l gran comento feo. […]”  

Inferno,Canto IV,  vv. 121-144

Il canto IV dell’Inferno della Divina Commedia si svolge nel primo cerchio conosciuto come Limbo. Qui Dante colloca le anime di coloro che sono vissuti prima della nascita di Cristo e per questo non poterono seguire la Sua parola (in particolare gli Spiriti Magni), contemporaneamente non commisero peccati, così come i bambini che morirono prima di essere stati battezzati.

Gli Spiriti Magni sono dei grandi letterati pagani che in vita compirono grandi opere a vantaggio del genere umano.

Oltre a disporci troiani, esponenti della mitologia romana, medici, matematici, Dante vi colloca anche i maestri del pensiero: i filosofi. Filosofi come Aristotele (il filosofo dei filosofi), Socrate, Platone, Democrito, Diogene, Anassagora, Talete, Empedocle, Eraclito, Zenone e Seneca.

Aristotele viene indicato da Dante come ‘L maestro di color che sanno/ seder tra filosofica famiglia.

Democrito conosciuto come colui “che ‘l mondo a caso pone” per la sua teoria atomista, Talete che previde un’eclissi di sole e Zenone con i suoi paradossi; forse per noi, adesso, nulla di tutto quello che queste persone hanno fatto è importante, ma per Dante lo era.

Tutti hanno inventato qualcosa che, allora come adesso, spiega l’esistenza di un movimento oppure la causa per cui si realizza una determinata cosa o ancora come si realizza quella cosa.

Purtroppo, spesso, i filosofi sono considerati come delle persone che si chiudevano nel loro piccolo mondo, non uscivano dalla loro mentalità perché la reputavano la verità assoluta e per questo, magari, esclusi dal resto della società.

La Filosofia è un elemento costante nell’intera opera di Dante. È proprio sulla figura-filosofia che bisogna concentrarsi, se si vuole comprendere maggiormente l’originalità di Dante, che rifiuta l’idea platonica e tomista secondo cui la poesia è subordinata alla filosofia, nel senso che la filosofia è regina delle forme di sapere mentre la poesia è sempre una forma subordinata di conoscenza perché è una rappresentazione.

L’invito che rivolgo a tutti voi lettori e lettrici è quello di riscoprire Dante, un poeta eterno e di concepirlo come un possibile compagno di viaggio nella grande avventura della vita.

Dante per me è un maestro, che provoca un coinvolgimento sorprendente quanto inaspettato e che aiuta a sollevare lo sguardo, spesso impoverito e distorto dalle mode dilaganti, ai grandi temi dell’amore, della libertà, della felicità, della giustizia, del significato dell’esistenza e del destino ultimo dell’uomo, confermando il nostro essere gente “per volar sù nata”.

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