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Covid-19. Tessuto non tessuto “Made in Biella” (Pratrivero spa) per produrre 100mila mascherine al giorno

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L’emergenza sanitaria da Covid-19 che ha colpito il nostro Paese ha evidenziato come in Italia non vengano più prodotti, da tempo, determinati articoli che in questo frangente si rivelano indispensabili, “delegandone” la realizzazione a paesi come la Cina, che per prima si è trovata a combattere contro il virus.

Questa falla di sistema è “giustificata”, sotto il profilo imprenditoriale, dalla bassa capacità di generare utili da parte di quelle che, a tutti gli effetti, fino a ieri potevano essere considerate nicchie di mercato.

Dalle mascherine ai camici in tessuto non tessuto, fino ad arrivare alle apparecchiature per la ventilazione polmonare assistita, quella, per capirci, che viene utilizzata nei reparti di terapia intensiva nel tentativo di sconfiggere la polmonite interstiziale bilaterale innescata, nei casi più gravi, dal Coronavirus.

In Italia, quando pronunciamo il nome Ferrari, immediatamente pensiamo ai bolidi della Formula1 o alle auto da nababbi che solo pochi fortunati possono permettersi di parcheggiare nel proprio garage.

Ebbene, la scuderia di Maranello, proprio in questi giorni, ha convertito alcune linee delle sue officine per produrre proprio i ventilatori polmonari in grado di salvare vite umane, assecondando così la forte richiesta delle tante aziende sanitarie in grande sofferenza.

Allo stesso modo, nel Biellese, la filiera del tessile può essere almeno in parte riconvertita per produrre mascherine e abbigliamento protettivo per medici e sanitari alle prese con il nemico invisibile. Inutile dire che il know how, sul territorio, c’è tutto (d’altra parta, se non ce l’abbiamo noi, in Italia, chi lo deve avere?).

Così UIB, CNA, Confartigianato e l’Associazione Tessile e Salute, già da giorni, stanno lavorando insieme, sotto traccia, per avviare le produzione di questi due articoli così richiesti e, allo stesso tempo, così introvabili.

Due gli ostacoli, posto che la produzione di materiali in tessuto non tessuto, per diverse aziende biellesi non costituirebbe un problema: 1) l’assemblaggio/confezione dei materiali 2) le autorizzazioni necessarie a bypassare le normative comunitarie per l’omologazione, che richiederebbero tempistiche non brevi.

«Gli ultimi decreti ministeriali – spiega Franco Piunti, presidente dell’Associazione Tessile e Salute – hanno snellito le procedure per ottenere queste certificazioni di garanzia: l’Istituto Superiore di Sanità permette oggi di presentare un’autocertificazione validata da specifici laboratori che ne dimostrino e garantiscano la protezione dai virus».   

«Grazie all’interessamento della Protezione Civile – continua – siamo riusciti a trovare un laboratorio che fa al caso nostro presso l’Università di Alessandria e questa sera ci sarà l’ultimo sopralluogo alla Pratrivero spa, nel Comune di Valdilana, che già dalla prossima settimana, se non da domani, potrebbe iniziare a produrre qualcosa come 100mila mascherine al giorno, oltre al vestiario protettivo per operatori sanitari».

Pratrivero spa, peraltro, ha già in catalogo prodotti per il settore medicale, quindi non si tratterebbe per l’azienda della famiglia Barberis Canonico di “improvvisare” linee di produzione completamente inedite.

Sul versante della confezione, uno dei nomi più caldi è quello della Stamperia Alicese di Cavaglià, che avrebbe già confermato la propria disponibilità ai vertici dell’Unione Industriale Biellese.

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