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Covid-19 e Scuola. “La più grande istituzione sociale il cui unico scopo è educare e formare”

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente il comunicato stampa a firma congiunta di Carlotta Grisorio, referente Scuola della Segreteria provinciale PD, e Chiara Gaias, Democratiche Biellesi.

L’eccezionale situazione che stiamo vivendo, fatta di paura, di diffidenza e di senso di inadeguatezza, ha messo sotto i riflettori la più grande Istituzione sociale il cui unico scopo è educare e formare: la scuola. La tanto bistrattata scuola, che nel nuovo millennio ha dovuto caricarsi sulle spalle tante critiche e pochi aiuti.

La sospensione forzata di questo periodo ha interrotto improvvisamente e drasticamente la rete quotidiana di scuola in presenza e davvero una pandemia nell’anno 2020 non l’avevamo proprio immaginata se non nei film di fantascienza. Così nell’era Covid-19 ci siamo trovati a fare i conti con la tecnologia e per forza di cose i tecnofili hanno aiutato i tecnofobi e trovato un punto d’incontro comune nelle classi virtuali.

Internet, smartphone, pc, tablet e supporti di ogni tipo che hanno veicolato inconsapevolmente le nostre relazioni sino a ieri, oggi ci mettono in contatto con gli altri, limitano l’isolamento e, chi l’avrebbe mai detto, portano sapere!

La nostra scuola non è stata certo immune a questo cambiamento, era preparata? La risposta sincera è no. Seppur vero che negli ultimi anni le scuole ospitavano lavagne interattive multimediali (LIM), queste spesso venivano usate per lo più come strumento di video proiezione, e l’uso di strumenti informatici nelle nostre aule faceva appena capolino, o era delegato alla bizzarria di qualche docente illuminato.

Certo la situazione cambia salendo nel gradino dell’ordine dell’istruzione, ma non eravamo preparati abbastanza.

Di quali strumenti necessita una vera didattica online? Un pc funzionante, tablet e smartphone da soli non sono sufficienti, una buona connessione per esempio. Gli allievi spesso hanno a disposizione un solo smartphone, o un pc in condivisione con i fratelli. Per non parlare del fatto che i device informatici vanno condivisi con i genitori in smart working.

Alcune compagnie telefoniche hanno esteso l’utilizzo di gigabyte, ma ancora non è abbastanza, per non considerare che sul territorio nazionale ci sono ancora Comuni non raggiunti dalla fibra. La tecnologia rischia di aprire un divario sociale e creare distanza tra chi può e chi non può. Certo arriveranno gli aiuti, arriveranno i tablet, stanziamenti economici ma fino ad allora?

La scuola termina a giugno e le lezioni avvengono ora. La Buona Scuola col bonus da spendere per supporti multimediali è stata ben gestita dai più lungimiranti in questa direzione. Quelli non ancora attrezzati hanno potuto usufruire in alcuni casi dei pc in uso alle scuole, altri sono stati acquistati con risorse personali dagli insegnanti a cui è stato affidato un carico enorme, confidando nella loro buona volontà, sempre dimostrata nel mandare avanti la barca.

Ancora non basta.

Per non dimenticare tutti gli studenti che frequentano i percorsi di qualifica e diploma dell’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), si parla di 16mila giovani d’età compresa tra i 15 e i 19 anni in Piemonte, che paiono completamente dimenticati e per cui non verranno stanziati, almeno allo stato attuale, device e risorse, creando studenti di serie A e di serie B.

Quali conoscenze sono necessarie per la didattica online? Classroom, teams, meet, zoom sono solo
alcune delle parole nuove entrate nel nostro vocabolario e che ora impongono la loro presenza.

Una cosa appare chiara: com’è difficile la relazione in uno spazio virtuale, dove ci si vede ma non del tutto, ci si sente ma non completamente, quanto è fondamentale la relazione, l’empatia, il rapporto affettivo nel trasmettere sapere. Questa dimensione costringe la scuola a nuovi interrogativi, nuove sfide che non possono essere certo lasciate alla sola buona volontà dei dirigenti scolastici e dei docenti, alla libera iniziativa, alla formazione last minute, alla grande collaborazione delle famiglie, anche in condizioni non proprio facili.

L’era Covid-19 finirà e poi, si dice, si potrà tornare alla normalità. Ma quale normalità? È auspicabile che lo sforzo che abbiamo messo in atto per adattarci alle restrizioni venga integrato nella scuola. C’è del buono nel cambiamento in atto e potrà diventare assimilato, diventare processo solo se sapremo far diventare una situazione di emergenza un metodo.

Formazione in aula e uso della tecnologia dovranno procedere a braccetto, l’una non potrà dimenticare l’altra. Abbiamo appreso che l’insegnamento ha bisogno di presenza, di voci, di contatto ma anche che la tecnologia non è un nemico e che con sforzo e conoscenza può diventare alleata.

Pur con tutti i suoi limiti e problemi, la scuola rimane un fondamentale laboratorio di cultura e futuro. Questa emergenza ha reso chiaro a tutti che gli sforzi si dovranno concentrare su di essa. Le nuove generazioni hanno diritto ad aprirsi le porte al cambiamento vero, fatto di menti pensanti, ma anche di strumenti e a scuola dovrebbero imparare a farlo, attrezzati, con una cultura che ne sia all’altezza e a prova di qualsiasi virus più o meno invasivo.

Carlotta Grisorio – Referente Scuola segreteria provinciale PD
Chiara Gaias – Democratiche Biellesi

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