Correre perché? Ecco le motivazioni (anche filosofiche) di uno sport in costante crescita

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Partendo da questa citazione filosofica entriamo nel vivo del discorso: perché piace tanto correre? Cosa spinge i runners ad allenarsi tutti i giorni (o quasi) sia con il sole che sotto la pioggia?

Complice il periodo estivo e il desiderio di mantenere o recuperare un buon stato di forma, sono convinta che avrete pensato almeno una volta anche voi di indossare pantaloncini e scarpe per uscire a correre. Secondo me ci sono molteplici ragioni per cui ci si appassiona a questo sport:

  • Correre per riscoprire le proprie radici: la corsa può essere intesa come una modalità attraverso la quale riprendere il contatto con la parte più primitiva di sé, una sorta di ritorno alle origini della specie, all’uomo paleolitico che cacciava, fuggiva e quindi viveva di corsa.
  • Correre è una pratica spontanea e naturale, proprio come asseriva il filosofo Nietzsche: “Da quando ho imparato a camminare mi piace correre”. Se ci pensiamo è proprio vero, dopo aver imparato a camminare tutti, da bambini, abbiamo iniziato a correre da una parte all’altra, dietro a una palla, per andare incontro ai nostri nonni per abbracciarli o verso qualcosa che ci attira spinti dalla curiosità.
    La letteratura ci ha poi regalato episodi di corse straordinarie come quella di Ettore che ha compiuto ben tre volte il giro della città di Troia per sfuggire all’ira di Achille o l’impresa di Filippide che per annunciare la vittoria degli Ateniesi sui Persiani percorse i 42,125 km da Maratona ad Atene.
  • Correre per farsi del bene: il bisogno di rimettersi in forma, di dimagrire, la voglia di iniziare a condurre uno stile di vita sano, il bisogno di trovare una valvola di sfogo a livello psicologico portano sempre più persone a correre. Uscita dopo uscita ci rendiamo conto che stiamo meglio, abbiamo più resistenza, dimagriamo, siamo meno stressati e, dunque, come si può non amare una cosa che porta tutti questi benefici?

Secondo me la corsa la si ama perché piace. A questo punto, però, sorge spontanea una domanda: come facciamo a capire fino a quando la pratica sportiva ci dona benessere e quando invece porta il nostro corpo ad esasperarsi?

Il filosofo Umberto Galimberti sostiene che “il corpo è il nostro grande buco nero”, proprio perché non riusciamo mai a vederlo per quello che è, e anche allo specchio ne abbiamo un’immagine rovesciata. Lo sport in questo senso può essere concepito come un punto di incontro tra noi stessi e gli altri.

Correre per superare se stessi: Haruki Murakami sosteneva che “quando corro, semplicemente corro. In teoria nel vuoto. O viceversa, è anche possibile che io corra per raggiungere il vuoto”. Secondo me questa è la motivazione filosofica ed esistenziale che ci spinge a correre.

Correre ha un senso, non è un atto faticoso e inutile ma uno spazio di sperimentazione della propria efficacia personale, una pratica in cui puoi contare solo sulle tue gambe e il tuo respiro, ponendoti degli obiettivi e impegnandoti a raggiungerli.

Diversi filosofi e scrittori si sono interrogati sulle motivazioni profonde della corsa (si veda la “Petite bibliotheque du courer” di Bernard Cham-Baz, 2014). C’è anche una componente esistenziale nella corsa, dove il corpo e l’anima dialogano tra di loro (“Courir. Meditation physiques” di Guillame Le Blanc, 2012), quando una parte di sé impone al corpo di ignorare il dolore e la stanchezza per continuare a correre (Haruki Murakami, “L’arte di correre”).

E io perché corro? Beh corro perché… no, non posso dire perché mi fa stare bene, sarebbe troppo riduttiva come risposta, anche perché non è solo quella la motivazione. Corro per provare emozioni vere, per migliorare la mia salute, perché mi rende felice e la mente si libera magicamente, per percepire una sensazione di libertà, per la molteplicità delle sensazioni che mi attraversano, per dare un ulteriore senso alla mia vita, per darmi un obiettivo, portarlo avanti toccando i miei limiti, riuscire o non riuscire a superarli sapendo che la vera sfida è contro me stessa.

Chi non corre non può capire le emozioni e le sensazioni che la corsa ti può regalare. Non può sapere cosa si guadagna con la fatica, il sudore e i sacrifici. Credo che alla fine, davvero, corro semplicemente per la gioia di farlo.

Elisa Dipré

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