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“C’era una volta…”, ovvero l’importanza di leggere fiabe e favole ai nostri “piccoli filosofi”

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“C’era una volta…”. Così iniziavano le favole… Ma oggi, al tempo di internet, app e televisione ai bambini vengono raramente lette le favole che hanno per protagonisti eroi pronti a tutto per far trionfare il bene sul male.

Da bambini, però, è difficile capire la differenza tra fiaba e favola e l’enorme valore che esse celano dietro quegli strani personaggi che ci fanno così ridere e sognare.

La favola è un componimento scritto con intendimenti morali ed educativi, con protagonisti gli animali (simboli dei vizi e delle virtù degli uomini). Fiaba è invece la narrazione con protagonisti umani, magari coinvolti in avventure straordinarie con personaggi dai poteri magici come fate, orchi e giganti.

Le fiabe classiche sono importanti perché rappresentano simbolicamente tematiche universali con cui ogni individuo si deve inevitabilmente confrontare nel corso della vita. Esse forniscono utili suggerimenti per supportare il bambino nel suo percorso di elaborazione delle emozioni.

Il bambino si identifica con il protagonista delle fiabe e, come lui, cerca la strada giusta.

Con i racconti fantastici i bambini scoprono la morte, la ricchezza e la povertà, ciò che è buono e ciò che è cattivo, l’uguaglianza, la carità e la condivisione, tutti valori etico-morali che un ragazzino può ben apprendere se spiegati e raccontati in maniera fantastica perché vicina al loro modo di vedere la realtà.

Vi è già capitato di osservare un bambino mentre un genitore gli racconta una favola? Che emozioni trasmettono i suoi occhi?

Sicuramente meraviglia, stupore e sorpresa. Tutte queste emozioni sono insite nell’uomo da quando nasce per il bisogno di trovare il senso della sua vita, del mondo, per comprendere la realtà, per conoscerla e capirla.

Non a caso il filosofo Platone asserì: “La meraviglia è propria della natura del filosofo; e la filosofia non si origina altro che dallo stupore”.

I bambini sono curiosi, hanno voglia e necessità di conoscere, scoprire, rispondere ai più grandi interrogativi della vita, ad esempio “come siamo nati?”, “dove è andata la nonna?”, eccetera. Cercano continuamente risposte agli interrogativi che, a nostro avviso, sembrano più banali, come “perché la Luna è gialla?”, “perché il Sole scotta?” e così via, ed è proprio per questo che possono essere considerati “piccoli filosofi”.

Secondo me, i libri di favole possono essere pensati come i primi libri di filosofia che un bambino può incontrare nella sua vita, perché racchiudono tutte le questioni principali della nostra esistenza; ciò avveniva con le favole di Esopo e continua con quelle di Walt Disney.

Basti pensare alla cicala e alla formica che insegna il bisogno di “guardare più in là del proprio naso”, o a Biancaneve e alla pochezza dell’esteriorità, a Pinocchio e al non raccontare bugie, a Cappuccetto Rosso e al non fidarsi degli sconosciuti.

Ogni fiaba e ogni favola racchiudono una morale, un insegnamento che toccherà le corde più profonde del bambino, smuovendo in lui un universo di emozioni e di consapevolezze.

A mio avviso, questo processo mentale può essere considerato un “fare filosofia”.

Non dobbiamo mai smettere di stupirci, di sorprenderci, ma dobbiamo al contrario conservare la curiosità, la sete di conoscenza, di nuove scoperte ed è proprio per questo – ritengo – che sia necessario immergere i piccoli nel mondo fantastico delle fiabe: è il regalo più bello che possiamo fare loro.

Comprendendo il mondo, comprenderanno se stessi e non viceversa: più capiamo il mondo attorno a noi, con le sue differenze, i suoi pregi e i suoi difetti, più avremo una visione di noi stessi ridimensionata.

In famiglia e a scuola, aprite un libro di fiabe, leggetelo insieme, vi farà bene!

“Che cos’è questa grande favola nella quale viviamo e che ognuno di noi ha la possibilità di assaporare solo per un breve momento? Non venire a dirmi che la natura non è una meraviglia. Non venire a dirmi che il mondo non è una favola.” (JOSTEIN GAARDER)

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