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Camminare in montagna. Un viaggio o fisico e mentale nelle parole di filosofi e scrittori

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Lao Tzu, antico filosofo e scrittore cinese, diceva che ogni lungo viaggio inizia con un primo passo. Secondo me questo viaggio diventa ancora più appassionante se poi finisce in una vetta! …E il bello è tutto ciò che avviene durante questa avventura.

Camminare in montagna è difatti un’esperienza che va oltre i sensi: rende felici. Se mai una volta nella vostra vita avete provato a camminare in montagna, conoscete bene la sensazione che si prova ad arrivare in vetta o semplicemente a un rifugio. Vi sentite davvero bene, soddisfatti, in pace con voi stessi e con il mondo e insomma felici!

Ricerche scientifiche hanno studiato questa sensazione dimostrando che camminare nella natura, abbassa lo stress, stimola la produzione di endorfine, responsabili della sensazione di benessere. E non importa se si deve provare fatica per arrivare in cima, questa sicuramente verrà ripagata dai paesaggi che avete attraversato.

Guardare l’orizzonte, infatti, permette di rilassare il sistema nervoso e dare il giusto riposo all’apparato visivo. Ogni passo tira l’altro. L’altitudine aumenta lo sforzo ma spinge ad altezze che trasmettono vigore.
Fermarsi e respirare. Si sente immediatamente una gioia in tutto il corpo. Una sensazione di pienezza.

Percepire il profumo di fiori ed erbe solletica ogni vibrazione positiva. L’odore della terra bagnata dalla rugiada ci racconta che lì sotto c’è qualcosa di vivo e sempre in movimento. Non a caso per tutti i benefici che ci regala, la montagna è stata spesso scelta da numerosi filosofi e scrittori come rifugio per curare la loro mente e il corpo.

Ad esempio Nietzsche giunse per la prima volta in Engadina nel 1879 dopo numerosi viaggi nel territorio elvetico alla ricerca di un luogo idoneo a curare i propri problemi di salute. Tra il 1883 e il 1888 trascorse tutte le estati a Sils-Maria, un paesino a 10 km da Saint Moritz. Durante le sue giornate amava fare lunghe passeggiate di molte ore. Fu proprio in Svizzera dove, ispirato dalle sue escursioni naturalistiche, iniziò a scrivere la sua opera “Così parlò Zarathustra”.

“Alcune ore di salita in montagna fanno di un briccone e di un santo due creature quasi uguali. La stanchezza è la via più breve verso l’uguaglianza e la fratellanza – e la libertà viene infine aggiunta dal sonno. Donde vengono le montagne più alte? chiedevo in passato. E allora imparai che esse vengono dal mare. Questa testimonianza sta scritta nelle loro rocce e nelle pareti delle loro cime. Dall’abisso più fondo, la vetta più alta deve giungere alla sua altezza”.
(Friedrich Nietzsche)

Jean-Jacques Rousseau dal 1762 al 1765, si rifugiò a Môtiers, ai piedi delle montagne del Jura. A lui si devono opere memorabili. Fra queste le Lettere scritte dalla montagna ci paiono rappresentative di quanto la ricerca di un buon ritiro in altura fosse particolarmente sentita da Rousseau, nel tentativo di risolvere le questioni giudiziarie che lo affliggevano nel 1762.

La bella cornice delle montagne e il suggestivo panorama della Val-de-Travers favoriscono non solo il fluire delle idee, ma anche un ritrovato benessere all’interno del nuovo ambiente, che a giusta ragione chiama il suo asilo donato in simbolo di amicizia.

Parlando della casa in cui vive a Môtiers, la descrive comoda e grande, dotata di una balconata che gli permette di passeggiare all’esterno anche in cattive condizioni climatiche. Come in molte abitazioni di montagna, sotto le finestre vi è una fontana bellissima il cui rumore è delizioso. Queste fontane che sono alte, verticali o con funzioni di obelisco si riversano attraverso dei tubi di ferro in grandi vasche e costituiscono un ornamento tipico della Svizzera.

Alle descrizioni “tecniche” si susseguono quelle squisitamente emotive, specie nella “fotografia” dei paesaggi di montagna, evocati con tale dovizia di particolari da muovere anche in noi contemporanei il ricordo di indimenticabili escursioni estive: “Non ho parole per descrivere quanto sia piacevole guardare tutte queste belle acque che scorrono tra le rocce e i boschi quando fa caldo, ci rinfreschiamo solamente guardandole e siamo tentati a berne pur non avendo sete. Un paese di pianura per quanto sia bello, non lo fu mai ai miei occhi. Ho bisogno di torrenti, di rocce, di pini selvatici, di boschi neri, di montagne, di cammini dirupati ardui da salire e da discendere, di precipizi d’intorno che mi infondano molta paura”.

Invece, il filosofo Immanuel Kant scrisse della montagna: “Quanto monotona sarebbe la faccia della terra senza la montagna…”

La sera del 10 settembre 1786 Johann Wolfgang Goethe arrivò a Trento. Era partito una settimana prima da Karlsbad con la sua sacca da viaggio e uno zaino di pelo di tasso, e dopo più di cinquanta ore ininterrotte di viaggio e di attività, quella sera il grande scrittore tedesco si coricò presto, per essere pronto l’indomani mattina a riprendere le note di diario del suo Viaggio in Italia.

Il paesaggio alpino colpisce profondamente la sensibilità del poeta, al punto che, scrive: “I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi”.

Personalmente condivido il pensiero di Goethe, la montagna è una maestra di vita: ci insegna a stare in mezzo alla natura, ad apprezzarla e rispettarla, a superare ma anche a rispettare i propri limiti. Quando il sentiero inizia a salire e inizi a sentire fatica la vetta da raggiungere è la più forte motivazione che si possa ricevere.

Un pò come nella vita, puoi arrenderti e tornare indietro o impegnarti e raggiungere i tuoi obiettivi. La meta è l’elemento che ti porta lontano. In montagna ci sono delle situazioni in cui è giusto rispettare i propri limiti.

A volte tornare indietro, fermarsi e rinunciare non sono sconfitte ma segni di intelligenza e consapevolezza, come nella vita.

Da amante della natura e della montagna adoro camminare per sentieri e abbandonarmi al silenzio che mi circonda. Mi rilassa e mi distoglie dai pensieri dalla vita di tutti i giorni. Guardare la città e osservare la mia vita dallìalto, in una posizione privilegiata, mi aiuta a riflettere e a ricaricarmi.

Primavera, estate, autunno, inverno ogni stagione è buona per camminare in montagna! Solo frequentando i sentieri tutto l’anno potrai percepire quelle sottili differenze che segnano il passaggio da una stagione all’altra. Il rumore dei primi fiocchi di neve che cadono sulla foglia secca, il gorgoglìo del torrente che riprende vigore dopo un lungo inverno, le marmotte che giocano a rincorrersi sotto il solleone, gli aghi dorati dei larici in autunno sono solo alcune delle situazioni che si possono vivere frequentando la montagna tutto l’anno.

Il consiglio che posso dare a tutti voi è semplicemente quello di insegnare ai vostri bambini ad amare la montagna perché noto nella vita di tutti giorni che le persone che la frequentano hanno una marcia in più e dei buoni principi. Chi la frequenta ha un modo di vivere la vita e di vedere le cose diverso dagli altri, un modo più bello secondo me.

Insomma tutte le stagioni sono buone fare escursioni in montagna e ognuna a modo suo è sempre speciale. E poi camminare costa poco e porta grandi benefici al corpo e alla mente.

“Quanto manca alla vetta? Tu sali e non pensarci!” (F. W. Nietzsche)

Quindi zaino in spalle e buone escursioni a tutti!

Elisa Dipré

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