Biella sotto shock per la morte del questore Gianni Triolo. Schivo, ma gentile, era benvoluto da tutti: lascia nel dolore moglie e figlio

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Gianni Triolo era una brava persona, un servitore dello Stato attento, preparato e competente. Un uomo schivo, di poche parole, ma simpatico, e benvoluto da tutti. Gianni Triolo era il questore di Biella, da due anni a questa parte. Lo è stato fino a ieri, sabato 18 dicembre, quando il suo corpo senza vita è stato rinvenuto, nella prima mattinata, da un’addetta alle pulizie degli uffici di via Sant’Eusebio.

Un gesto estremo, quello compiuto dal funzionario arrivato a Biella (primo incarico da questore) dopo essere stato vicario a La Spezia. Un gesto che, come sempre accade in questi casi, risulta di difficile comprensione per i cosiddetti “sopravvissuti”, ovvero i familiari, in primis, ma anche i colleghi della questura cittadina, gli amici e chiunque lo abbia conosciuto e sia rimasto colpito dalla tragedia che si è consumata nel silenzio e nella solitudine di una fredda mattinata tardo autunnale.

Un biglietto per la moglie e uno per il figlio, studente universitario, per dare conto di quel gesto. Non è dato sapere, com’è giusto che sia, quali parole il questore abbia lasciato ai congiunti più stretti. Sul contenuto di quei due testi c’è assoluto riserbo.

Difficile comprendere le ragioni, si diceva. Sì, perché la motivazione non è mai una sola. Al limite, può esserci un elemento/evento scatenante, la classica goccia che fa traboccare il vaso. Un coagulo di sofferenza che tracima, conducendo all’irreparabile.

Una cosa è certa, a pochi giorni dal Natale, la città di Biella è sotto shock.

Ai familiari e ai colleghi della questura, le nostre più sentite condoglianze.

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