Biella. Il sindaco Corradino sui fatti di Capitol Hill: “Non accettare il verdetto delle urne errore di Tump”

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C’è un sottile filo rosso che lega l’11 settembre del 2001 alle immagini che, attonito, il mondo intero ha visto scorrere in televisione nella serata di mercoledì scorso 6 gennaio, quando un manipolo di esaltati è riuscito ad entrare, quasi indisturbato, nel palazzo del potere americano.

In entrambi i casi, ma con le debite differenze, la più grande democrazia del mondo, quella a stelle e strisce, ha palesato un’angosciante sensazione di debolezza. Di vulnerabilità. Un enorme danno d’immagine, si è detto e scritto. Ma non solo quello, se i simboli hanno ancora un valore anche a 21 dall’alba del terzo millennio.

Ricordate? “USA under attack”, “USA sotto attacco”, leggevamo nei titoli in sovrimpressione dei Tg durante il più grande attentato terroristico sferrato contro gli eredi di George Washington. Allora furono Bin Laden e Al Qaeda, oggi la minaccia “terroristica” è interna, brandita come una scure bipenne da un presidente ancora in carica, Donald Trump, ancorché sconfitto alle ultime elezioni dal candidato democratico Joe Biden.

Ed è stato proprio “Sleepy” Joe a parlare, per primo, di “terrorismo interno”.

Dopo l’assalto a Capitol Hill, il senato americano ha ratificato il cambio della guardia, e i repubblicani, hanno perso con il ballottaggio in Georgia anche le ultime ancore di “salvezza”. Così, il naufragio elettorale è stato davvero disastroso. Nessun superstite.

Massimo Giannini, nel suo editoriale di ieri, scrive: “Un Commander in Chief irresponsabile, che ora trasforma i suoi 76 milioni di voti in altrettante baionette. È lui a lanciare l’attacco al Quartier Generale, dicendo ai suoi patrioti ‘Non ci arrenderemo mai’. È lui a innescare una falsa retromarcia, invitandoli a ‘tornare a casa in pace’. Ma ormai il danno è fatto. Ed è immenso. Mentre chiede alle sue truppe di ritirarsi, ribadisce che la vittoria di Joe Biden ‘è rubata’. Dunque il voto è falsato, il presidente è illegittimo e con lui lo è tutto il sistema. Questo è il virus mortale che Trump ha inoculato nelle vene d’America. Un virus maledettamente contagioso, che può uccidere tutte le democrazie”.

Difficile dare torto al diretto del quotidiano torinese, praticamente impossibile.

Il sindaco Corradino

Allora, per una volta, abbiamo tralasciato la sonnolenta quotidianità biellese e parlato di quanto accaduto oltre oceano con il sindaco Claudio Corradino. Anche in considerazione del fatto che la Lega, Salvini in testa, ha sempre appoggiato l’operato del Tycoon con targa zio Sam.

«Credo che l’assalto al Campidoglio sia stato un atto molto forte – afferma Corradino -, in un clima creato ad arte contro Trump dai media americani, che ci sono andati a nozze. Non bisogna mai dimenticare che per il presidente uscente hanno comunque votato oltre 70 milioni di persone. Trump, indubbiamente, ci ha messo del suo: non penso che ci siano stati brogli elettorali. E, in ogni caso, a fronte dei tanti ricorsi presentati, e poi rigettati dalla Corte Suprema, quello di non accettare il verdetto delle urne è stato un errore. A quel punto occorreva prendere atto dell’esito del voto e favorire la transizione».

«Il comportamento di Trump dopo le elezioni è costato ai repubblicani anche il ballottaggio in Georgia, dove hanno prevalso i due candidati democratici. Ora, io non so se Biden sia la soluzione a “tutti i mali”, ma sono convinto che il verdetto delle urne debba sempre essere accettato», conclude il primo cittadino di Biella.

Ristabilito l’ordine, ora negli Stati Uniti occorre mettere mano ad un’opera importante e poderosa: quella di restituire dignità e credibilità ad una democrazia che nel mondo ha sempre fatto “case history” e ricomporre la frattura che ha portato il popolo americano a rivedere in faccia lo spettro della guerra civile.

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