Biella. Dopo Seab spa torna sotto i riflettori il “dossier tesoretto”: per i consiglieri dem “ora è necessario spendere quei soldi”

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Archiviata nei giorni scorsi la questione Seab spa, con il deposito presso il Tribunale di Biella del piano concordatario da parte del CdA della partecipata, torna sotto i riflettori un altro tema che nei mesi scorsi ha scaldato più di una seduta del Consiglio comunale cittadino. Ovvero il cosiddetto “tesoretto” rimasto nelle casse del Comune di Biella a fronte dello stanziamento di ben 3.7 milioni di euro del governo Conte 2 per far fronte alle maggiori spese e alle minori entrate causate dalla pandemia da SARS-CoV-2.

Sono i consiglieri comunali del PD Biellese a sollevare nuovamente la questione, anche perché il rischio è che il nuovo governo Draghi richieda indietro i soldi non spesi. Come anticipato poc’anzi, nei mesi addietro il problema era stato più volte sollevato dalle minoranze, in particolare sia dal gruppo dem che dai consiglieri comunali delle liste civiche “Biella al Centro”, che avevano stigmatizzato il pavido attendismo dell’assessore al Bilancio, Silvio Tosi.

Ecco di seguito il comunicato stampa diffuso dai rappresentanti a Palazzo Oropa del PD Biellese.

L’assessore al bilancio ci ha dato qualche giorno fa i numeri definitivi: il governo ha stanziato per Biella 3.7 milioni di euro nel 2020 per far fronte alle maggiori spese e minori entrate dovute alla crisi da Covid-19. L’Amministrazione Corradino ne ha spesi solo 1.3.

In pratica, mentre i lavoratori venivano messi in cassa integrazione, altri perdevano il lavoro, molti negozi e imprese chiudevano o vedevano ridursi drasticamente il proprio fatturato, il Comune di Biella risparmiava.

Alla fine di questo anno orribile, la città di Biella si trova nell’incredibile condizione di aver cumulato un “tesoretto”. Tesoretto che adesso, però, lo Stato ci impone di usare.

La prima proposta della maggioranza è stata di usare una larga parte di questi fondi (970mila euro circa) per dare contributi a imprese e cittadini finalizzati al pagamento della TARIP.

Proposta che avevamo presentata noi stessi nel mese di novembre. All’epoca venne bocciata senza neanche aprire una discussione in merito. Oggi si torna sull’argomento: ben venga, a patto che sia un intervento equo, puntuale e che non sia simbolico, ma costituisca un aiuto concreto e tangibile per chi ne beneficerà.

Gli assessorati all’Istruzione e ai Servizi Sociali hanno presentato una serie di necessità di spesa nei rispettivi ambiti per far fronte alle situazioni specifiche generate dalla crisi, che troveranno tutto il nostro appoggio.

Per quanto riguarda la restante parte del “tesoretto”, circa 800mila euro, la nostra proposta è investire questi fondi e non limitarsi a distribuire ulteriori sussidi. In altre parole, mettiamo le persone e le imprese nelle condizioni di pagare le tasse e non paghiamole noi per loro.

Investire per suscitare percorsi “rigenerativi” sia in ambito economico che sociale.

Le linee guida del Recovery Fund individuano tre filoni principali: digitalizzazione, transizione ecologica, inclusione sociale. Possono essere questi anche a livello comunale gli ambiti in cui impegnare i soldi a nostra disposizione.

Alcuni spunti che spaziano dalla dimensione sociale a quella economica:

  • didattica digitale, le nostre scuole sono state dotate di molta attrezzatura digitale in questi mesi, ma spesso manca il supporto tecnico necessario per far funzionare gli strumenti e la connessione alla fibra ottica non è ancora disponibile per la maggior parte degli istituti
  • sportelli per il ri-orienamento per aiutare chi vuole cambiare percorso di studi e senza un adeguato sostegno rischia l’abbandono scolastico
  • formazione per genitori per aiutarli a conoscere e gestire il rapporto dei figli con gli strumenti social 
  • servizio di supporto psicologico per aiutare, soprattutto i più giovani, a superare le difficoltà imposte dal perdurare del lockdown 
  • percorsi di welfare rigenerativo che mirino a coinvolgere attivamente chi riceve un aiuto in un percorso di restituzione e responsabilizzazione verso la società 
  • formazione digitale personalizzata per commercio e artigianato, per supportare le imprese a riconvertirsi e sfruttare le dimensione del web 
  • supporto agli investimenti di imprese e commercianti in infrastrutture per offrire servizi di delivery, prenotazioni e pagamenti online, ma anche di rinnovo locali o strumenti per chi ha un business che non può essere convertito in domiciliare e online
  • ridisegnare gli spazi cittadini pubblici e privati a dimensione di smart working.

«Non lasciare mai che una crisi diventi un’opportunità sprecata»

Si è abusato forse di questa frase in questi mesi, ma il concetto è vero oggi forse più che in qualunque altra crisi precedente. Questa crisi ha costretto in breve tempo milioni di persone a modificare e rivalutare radicalmente alcune abitudini nell’organizzazione del lavoro, nei consumi, nella scelta delle mete turistiche, nel tempo libero, nelle decisioni su dove stabilire la propria residenza.

Dalla crisi potrà scaturire un momento di rinascita per i territori che sapranno cogliere quest’opportunità, farsi conoscere ed essere attrattivi per nuovi residenti. Un’occasione unica per un territorio come il Biellese, e se non la si coglie ora, sarà difficile che si ripresenti in futuro.

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