Biella Città della Moda? Luisa Bocchietto: “Al limite città della fabbrica, la moda è a Milano”

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Biella Città Creativa Unesco e Biella Città della Moda sono i due grandi cavalli di battaglia della nuova giunta guidata dal sindaco Claudio Corradino. Della prima abbiamo scritto non più tardi di qualche giorno fa, in occasione della presentazione, a Torino, della candidatura biellese con il sostegno dell’Amministrazione regionale.

Oggi parliamo della seconda, perché riteniamo che ci siano della “piccolissime” precisazioni da fare per dare alla cittadinanza un quadro corretto rispetto alla progettualità volta al rilancio del territorio. Sempre nei giorni scorsi, abbiamo avuto modo di seguire un’intervista rilasciata a una testata locale dall’assessore al Commercio Barbara Greggio.

Al neo assessore sfuggono alcuni elementi di rilievo sostanziale, tanto da trasformare le sue affermazioni in “alchimie” di marketing territoriale – come dire? – quanto meno criticabili: 1) riteniamo, per esempio, che non sia possibile costruire un’identità posizionando un minimo di cartellonistica a tema e qualche schermo che proietti le sfilate di moda, milanese o parigina; 2) al termine dell’intervista, ci siamo fatti un’idea, abbiamo maturato un convincimento: il progetto Biella Città della Moda sembra la brutta copia del progetto di outlet diffuso lanciato circa tre anni fa dall’Associazione culturale 015 presieduta dall’architetto Luisa Bocchietto. Dietro a quel progetto (City Outlet) c’erano dei veri professionisti del settore, dietro a questo (Città della Moda) chi c’è?; 3) di quale moda stiamo parlando? Quando mai Biella è stata la città della moda. Biella e il Biellese hanno prodotto tessuti per chi la moda la faceva davvero, ma noi siamo al limite la città della fabbrica, non certo della moda. E prendere in giro il turista targettizzato, un turista che sa il fatto suo, mediamente parecchio istruito, sofisticato e consapevole potrebbe essere molto pericoloso, in termini di pura strategia…

Il progetto City Outlet, lo sappiamo tutti, purtroppo si è arenato. Su questa scorta, quindi, qualche attenta riflessione, prima di consegnare all’etere slogan a effetto (boomerang?), bisognerebbe farla. Proprio per questo abbiamo deciso di andare alla fonte, e abbiamo fatto una bella chiacchierata telefonica proprio con l’architetto Bocchietto.

«Quando una nuova Amministrazione entra in carica – afferma la presidentessa di 015 – hai il dovere di relazionarti con essa, anche perché il nostro progetto non aveva finalità commerciali o personali, ma solo il rilancio della città. Però, ecco, ssrebbe da riconoscere la grande mole di lavoro già fatto dalla nostra associazione. Il progetto di City Outlet è nato dopo che io e Stefano Mosca abbiamo partecipato a tutta una serie di riunioni, incontri, tavoli per ascolare le diverse esigenze del territorio e confrontandoci continuamente con la Regione e la Comunità Europea, perché il tema vero è quello di come manutenere i centri storici delle città più piccole in considerazione del fenomeno economico-sociale di addensamento della popolazione nei grandi centri urbani. In questo contesto, proprio la Regione ci chiedeva di trovare un elemento identitario unificante per attrarre turismo».

«Non è la moda l’elemento identitario, ma la fabbrica – continua Luisa Bocchietto -. La moda si va a cercare a Milano, al limite negli outlet dei grandi marchi. Mi sembra che si tratti di slogan ma i contenuti sono da creare. Credo anche che puntare sullo slogan Città della Moda sia sbagliato in termini di contenuto. Qui, a differenza che in tanti altri luoghi, le fabbriche ci sono ancora. Va bene comprare un capo, ma qui impari a conoscere la storia, ti lasci affascinare dall’intera filiera del tessuto, non dalla moda».

A questo punto, la domanda sorge spontanea: come mai si è arenato il City Outlet? «Ci è mancata la sponda dell’Amministrazione precedente – conclude Luisa Bocchietto -. Per carità, non posso dire che ci abbia messo i bastoni tra le ruote, ma non ha nemmeno compiuto azioni visibili. Gli industriali ci chiedevano se l’Amministrazione fosse con noi, se avrebbe fatto la sua parte sistemando via Italia, ripulendola per esempio. Cose, peraltro, che qualsiasi buona Amministrazione dovrebbe fare. Senza avere un precisio segnale in questa direzione, gli imprenditori hanno preferito non correre rischi, restando a casa propria. Un’associazione, da sola, non può realizzare questo progetto, quindi abbiamo deciso di aspettare e di porci come interlocutori della nuova Amminsitrazione. L’abbiamo effettivamente incontrata ma, certo, non ci saremmo aspettati che il progetto venisse cannibalizzato. Stiamo ancora elaborando lo shock». 

Ci sarebbe ancora altro da raccontare sull’intervista con Luisa Bocchietto, soprattutto in relazione al possibile connubio tra Biella Città Creativa Unesco e Città della Moda (ex City Outlet?), ma non vogliamo dilungarci troppo. Diamo quindi appuntamento ai lettori per una seconda puntata…

A presto!

 

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