Accoglienza turistica nel Biellese. Nell’anno della pandemi B&B in caduta libera (-60%) ma il futuro apre le porte alla speranza

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Tra i settori più colpiti dalla pandemia da SARS-CoV-2 c’è senza dubbio quello legato all’ospitalità turistica extra alberghiera. Per intenderci, il riferimento è agli operatori che gestiscono B&B, case vacanze, affittacamere. Il Covid-19 ha avuto su questa categoria di lavoratori un impatto importante, che nel Biellese fa registrare all’incirca un -60%. Non siamo ai livelli rovinosi delle strutture alberghiere, le cui perdite arrivano in alcuni casi fino al 90%, ma comunque si parla di cifre non certo irrilevanti.

La differenza sostanziale rispetto a hotel e pensioni è che mentre i titolari di questi esercizi sono stati indennizzati (non entriamo nel merito del quantum, tanto o poco che sia) con i vari Decreti Ristori, i gestori delle strutture extra alberghiere non hanno ricevuto nulla, perché nella stragrande maggioranza dei casi non hanno partita iva né, di conseguenza, un codice Ateco. Sul territorio provinciale, l’associazione di categoria che li raccoglie sotto il cappello di Confesercenti del Biellese è l’AIGO.

L’acronimo sta per Associazione italiana gestori ospitalità, costituita appena un paio di anni fa ma che prima dell’arrivo della pandemia aveva dimostrato grande vitalità, con numeri in forte crescita, tanto da innescare un “fenomeno emulativo” sul versante dell’abusivismo, che il sodalizio cerca ovviamente di contrastare proprio facendo leva su forza e coesione della platea di gestori associati.

«Siamo una categoria completamente dimenticata dallo Stato. I motivi sono molteplici – spiega Fernando Sola, presidente di Aigo Biella -, a cominciare dal fatto che nel nostro settore non esistono molte forme di associazionismo in grado di rappresentare la categoria. Biella, in questo senso, fa un po’ eccezione, è un caso virtuoso per così dire. Noi siamo riuniti da un paio d’anni sotto il cappello di Confesercenti, quindi la nostra associazione di riferimento ha carattere nazionale, ma nel Biellese siamo particolarmente attivi rispetto a tanti altri capoluoghi di provincia. Siamo quasi una cinquantina, ma purtroppo dopo la pandemia almeno un 10% delle strutture associate al nostro gruppo non riaprirà».

«Il 2020 è stato un anno durissimo – continua Sola -. Da marzo a fine agosto abbiamo lavorato poco e niente, mentre settembre e ottobre sono stati positivi, ma troppo poco per mettere a posto i conti. La scorsa estate abbiamo perso tutto il turismo straniero, sia quello in transito che quello un po’ più stanziale. Qualcuno, a causa del Covid, ha addirittura sospeso l’attività, magri potendo fare affidamento sulle entrate derivanti da un’altra attività principale. Alcuni di quelli che hanno cessato definitivamente, sono già anche riusciti a vendere la propria struttura». 

Nonostante le difficoltà di oggi, nella visione del presidente Aigo il futuro è roseo. La bella stagione in arrivo e i progressi della campagna vaccinale lasciano spazio alla speranza di una ripartenza “alla garibaldina”, come si diceva una volta: «La mia opinione personale, che è anche una speranza, è che quando si riaprirà lo si farà in modo deciso, perché la gente ha bisogno di uscire e riappropriarsi del contatto con la natura come dei rapporti umani con i nostri gestori, che sono il vero valore aggiunto del nostro settore rispetto ad altre forme di accoglienza turistica».

In vista della prossima stagione estiva, tra le iniziative messe in campo da Aigo Biella per rilanciare il settore dell’accoglienza extra alberghiera c’è l’accordo (triennale) con un tour operator che lavora con lo sport, nello specifico con gli organizzatori di gare podistiche, prevalentemente non competitive. Una partnership che potrebbe fare da volano all’accoglienza intercettando una nuova fetta di mercato interessata al connubio tra sport, tempo libero, outdoor e “turismo lento” fuori dalle rotte più gettonate e quindi anche affollate.

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